Stiamo vivendo un passaggio storico complesso, inquietante e, proprio per questo, decisivo. Gli equilibri geopolitici si stanno spostando, le identità religiose tornano a occupare uno spazio enorme nel dibattito pubblico e, mentre le società occidentali appaiono sempre più divise, cresce una domanda che non possiamo liquidare con superficialità: siamo davvero di fronte soltanto a conflitti spontanei, oppure qualcuno sta sfruttando deliberatamente le fratture tra le diverse comunità religiose?
Da tempo circola una teoria secondo la quale esisterebbe una strategia occulta attribuita genericamente agli ebrei: alimentare lo scontro tra mondo islamico e mondo cristiano, lasciando che siano questi due blocchi a consumarsi reciprocamente, mentre altri ne trarrebbero vantaggio.
La storia dimostra che le guerre non nascono soltanto dalle contrapposizioni ideologiche: possono essere alimentate, manipolate e sfruttate da chi non combatte direttamente. Dividere una società, esasperarne le paure, trasformare il vicino in un nemico e la religione in un’arma politica rappresenta una strategia antica quanto il potere.
E allora la domanda diventa inevitabile: e se una strategia del genere fosse davvero in atto?
Non sarebbe però corretto attribuirla a un intero popolo o a una religione. Gli ebrei non sono un soggetto politico unico, così come non lo sono i musulmani o i cattolici. Esistono governi, organizzazioni, movimenti, lobby, interessi economici e apparati di potere che possono perseguire obiettivi differenti e persino contrapposti.
La vera trappola potrebbe essere proprio questa: convincerci che il nemico sia un popolo intero, anziché individuare concretamente chi trae vantaggio dall’odio.
Per questo ritengo che la domanda più scomoda non sia «chi sta complottando?», ma «chi beneficia della nostra divisione?». È una domanda che dobbiamo avere il coraggio di porre a tutti, senza tabù e senza pregiudizi.
Perché se davvero qualcuno volesse vedere cristiani e musulmani combattersi, il primo risultato della sua strategia sarebbe proprio riuscire a farci credere che siamo obbligati a combatterci.
E forse la più grande forma di resistenza sarebbe rifiutare di farlo. Val. In.
COMMENTO
Una teoria sempre più insistente e diffusa sostiene che ci sia in atto anche una specie di guerra di religione nascosta. Gli ebrei, popolo benedetto non si sa bene da chi, auspicherebbero una contrapposizione sempre più forte tra islamici e cattolici, l’idea sarebbe quella di far combattere i due contendenti mentre il terzo, gli ebrei godrebbero dei benefici vedendo azzerare gli uni contro gli altri. Nulla di più possibile a livello teorico. E se la strategia fosse vera e reale? Val. In.
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