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Marta Fascina, la straricca “vedova” di Berlusconi che NON molla la poltrona

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Ad un anno e mezzo dalla scomparsa di Silvio Berlusconi, il nome di Marta Fascina continua a far discutere. L’ultima compagna dell’ex cavaliere, oggi 34enne, è rimasta saldamente al suo posto in Parlamento, nonostante un’eredità stimata in circa 100 milioni di Euro ed una partecipazione ai lavori della Camera che, secondo i dati ufficiali, non supera il 5,9%. Numeri che riaccendono il dibattito sull’impegno e sulla rappresentanza di chi siede nei banchi del Parlamento italiano.

Eletta nel 2018 nelle liste di Forza Italia, Fascina era una giovane deputata calabrese cresciuta politicamente all’interno del partito fondato da Berlusconi. Dopo la “quasi cerimonia” nuziale di Villa Gernetto, celebrata nel Marzo 2022 senza valore civile ma con grande risalto mediatico, la deputata è diventata la figura simbolo “della fedeltà e della riservatezza” nel cerchio berlusconiano. Tuttavia, la sua attività parlamentare si è progressivamente ridotta fino quasi a scomparire. Dalle votazioni ai lavori di commissione, la sua presenza risulta minima, al punto da sollevare perplessità anche tra alcuni colleghi di partito.

Il compenso di un deputato – circa 100 mila Euro lordi l’anno, più rimborsi – non rappresenta certo una necessità per chi dispone di un patrimonio personale così ingente. Eppure, Fascina non sembra intenzionata a lasciare lo scranno di Montecitorio. Nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna intervista: solo un silenzio che stride con la visibilità del suo passato accanto al leader di Forza Italia.

Molti elettori del partito si interrogano sul senso di questa scelta. In un momento in cui Forza Italia cerca di ridefinire la propria identità, già abbondantemente compromessa, sotto la guida di Antonio Tajani, la presenza “fantasma” di Fascina in Parlamento rischia di apparire come un retaggio di un’epoca finita, un simbolo di rendita più che di impegno politico.

Rimanere deputata, pur potendo ritirarsi a vita privata con ogni agio, può essere letto come semplice attaccamento al ruolo e ai privilegi che esso comporta. Resta comunque una questione di serietà, affidabilità ed una questione di rappresentanza: chi siede in Parlamento dovrebbe farlo per servire i cittadini, non per onorare un passato o conservare un titolo.

La politica italiana, ancora una volta, si trova davanti allo specchio: tra dovere ed opportunità, tra responsabilità e simbolismo. E nel riflesso di Marta Fascina si intravedono tutti i limiti di un sistema in cui la poltrona, più che un incarico, spesso diventa un rifugio. Val. In.

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