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La Scienza NON è libera, se la ricerca disturba, il ricercatore viene zittito…

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Durante la pandemia uno studio di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità italiano metteva in guardia sugli effetti avversi dei vaccini anti Covid? Alcuni hanno letto il documento. Ma noi abbiamo rintracciato l’autrice, la dottoressa Loredana Frasca. Lo studio è stato citato dal dottor Maurizio Federico, anche lui dell’ISS, nella commissione Parlamentare sul Covid.

Buonasera dottoressa. Lei è ricercatrice e lavora all’Istituto Superiore di Sanità?

Sì, e sono responsabile di un piccolo gruppo di ricerca sulle malattie autoimmuni.

Lei durante il Covid ha prodotto, immagino con il suo gruppo, una ricerca dove spiegava che i vaccini anti Covid potevano procurare effetti avversi, non voluti, tra cui miocarditi e pericarditi?

Sì, sì, è successo.

Ci spiega come è andata!?

L’ho sottomesso nei primi mesi del 2023.

Cosa vuol dire sottomesso?

Che l’editor di una rivista scientifica, in questo caso del gruppo MDPI, mi aveva invitato a scrivere un articolo su questo argomento.

E che è successo alla pubblicazione?

Neanche 48 ore e sono stata chiamata da dei giornalisti, ma io non capivo perché, non sapevo di che cosa stessero parlando. Poi ho scoperto che l’Istituto aveva fatto un comunicato contro lo studio

In soldoni, cosa diceva la ricerca?

Dicevo che siccome da un po’ c’era la variante Omicron, molto più leggera, bisognava forse rivedere l’uso dei vaccini utilizzati perché avevano dato tanti eventi avversi, soprattutto nei giovani, con le miocarditi, ma anche nelle persone con malattie autoimmuni. Le frasi dello studio, estrapolate dai giornali, avevano dato fastidio all’Istituto che era intervenuto dicendo sostanzialmente che questo studio lo metteva in cattiva luce.

L’Istituto le sollevava degli appunti tecnici?

Sì, che l’analisi era parziale e che aveva dei problemi scientifici perché non avevo chiesto un’autorizzazione specifica, un atto meramente burocratico che di prassi viene chiesto anche un mese dopo. Essendo però questa formula infilata nelle linee guide dell’integrità della ricerca l’Istituto superiore di sanità sollevava con una frase sibillina una questione di scientificità.

E lei?

Ero sorpresa. Per 20 anni ho lavorato in libri e pubblicazioni, quell’autorizzazione veniva chiesta anche a distanza di tempo dall’accettazione del lavoro.

Le è stato aperto un provvedimento disciplinare?

Sì. Con una mia collega dovevo comparire davanti a una commissione ma abbiamo mandato un avvocato che ha spiegato come l’iter di approvazione dell’integrità della ricerca non fosse in vigore quando abbiamo spedito il lavoro. Avevamo scritto un lavoro scientifico e basta, non volevamo mettere in cattiva luce l’Istituto Superiore di Sanità. Non ci passava neanche per l’anticamera del cervello.

A cosa ha portato il provvedimento disciplinare?

A un rimprovero scritto dovuto al fatto che non avevano quell’autorizzazione. Va nel curriculum e poi dopo due anni si cancella. Dopo non è successo più niente.

Però mi chiedo: un ricercatore ha la libertà di ricercare oppure ogni ricerca deve essere allineata ai desideri dello Stato o di chi lo dirige? E’ la domanda che si pone un lettore. Da quello che è successo sembrerebbe di no.

Essendoci tante altre ricerche pubblicate che parlavano di miocardite e pericarditi mi sembrava nostro dovere riportare il dato. Era scemata la fase del Covid grave e quindi era nostro compito sollevare un discussione sul rapporto rischi-benefici, specialmente se si pensava di dare questi preparati ai giovani che correvano molti più rischi o anche, più grave, li si dava ai giovani fragili. Però le perplessità sulla vaccinazione non si potevano sollevare.

Le numerose ricerche a livello internazionali dicevano il contrario, tra cui va ricordato il lavoro di uno dei più grandi esperti mondiali di trial clinici, Peter Doshi sul British Medical Journal… Adesso qualcuno le ha dato spiegazioni? O le ha chiesto scusa?

No, no.

Quanti casi di mancata autorizzazione che lei sappia sono stati sanzionati dall’Istituto?

Mi risulta nessuno.

Lei lavora sempre all’istituto?

Sì, ci lavoro

Ma che libertà di ricerca ha uno scienziato, se la situazione è questa? Se i risultati vanno a incocciare contro i desideri dello Stato, lo Stato ti censura? Mi sembra emerga un approccio per nulla scientifico, molto fideistico o addirittura autoritario o sbaglio?

Sì, il problema esiste, questo è proprio vero, perché in effetti, non ci può essere neanche una vera e propria posizione nella scienza, perché tutto è in evoluzione. In quel momento l’Istituto pensava che i vaccini fossero buoni, io non so oggi cosa pensi perché non me ne occupo.

Lei cosa pensa di quei vaccini?

Il vaccino usa l’mRNA come stimolatore e la tecnologia mRNA onestamente, e questo lo dico a titolo personale ovviamente, ma come ricercatore, ha una quantità di limiti assurdi ed è tecnicamente sbagliata, perché ti fa esprimere un antigene che non è il tuo, in qualsiasi parte del corpo, grazie a queste particelle.

E questo non crea dei problemi imprevedibili, soprattutto negli organi più fragili che ognuno di noi può avere?

Infatti sì, e questo da solo può spiegare tutti i tipi di eventi avversi che abbiamo visto, quindi solo il fatto che si diffonda in tutte le parti del corpo, può provocare degli attacchi che somigliano all’autoimmunità, ecco perché a me interessava fare ricerca sull’argomento.

Le opinioni della ricercatrice Loredana Frasca sono ovviamente frutto del suo studio e della sua ricerca personale e la dottoressa ha rilasciata l’intervista a titolo personale.

Fonte: IlGiornaled’Italia – Antonio Amorosi – 13 Agosto 2026

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