Le variabili sono tante: dal simbolo al leader, dalle adesioni ai temi da cavalcare, dai finanziatori (creare un partito dal nulla costa) alla benedizione o meno di Beppe Grillo. Ma l’opinione di diversi sondaggisti e analisti converge: un movimento politico guidato da Alessandro Di Battista, che riprendesse la bandiera delle origini del Movimento (come apertamente ha caldeggiato il comico genovese, fondatore del Movimento, nel post pubblicato ieri) potrebbe valere almeno tra il 3 e il 5 per cento.
Non poco per una forza che si presenterebbe per la prima volta. Abbastanza, soprattutto, per impensierire il campo largo, da cui in gran parte quei punti percentuali verrebbero tolti. Antonio Noto, direttore di Noto sondaggi, parte dal procedimento giudiziario in corso tra Grillo e Giuseppe Conte sulla proprietà del simbolo del M5S, ricorso fatto dal fondatore del Movimento per inibire Conte all’uso del marchio.
«Se i giudici dovessero togliere a Conte l’utilizzo del simbolo del M5S, sarebbe molto più facile per Grillo aggregare, sotto un marchio che già esiste, gli elettori insoddisfatti di Conte». Al di là di questo, un nuovo soggetto che si rifacesse agli inizi del Movimento può rivolgersi, dice Noto a Libero, a tre tipi di elettorato. «La prima tipologia riguarda gli elettori che negli anni hanno abbandonato il M5S perché non condividevano la linea di Conte, decisamente spostata a sinistra. È un elettorato che in questi anni si è rifugiato nell’astensione e che ora strizza l’occhio a Vannacci». Poi c’è un altro tipo di elettorato: «Quelli che hanno un rapporto di odio e amore con «Il nuovo soggetto potrebbe rivolgersi agli elettori insoddisfatti di Conte che si sono rifugiati nell’astensione e che ora strizzano l’occhio a Vannacci. Potrebbe superare la soglia del 3%» il M5S, dirigenti, parlamentari che stanno nel M5S, ma che criticano Conte. Penso a Chiara Appendino o a Virginia Raggi che sono nel M5S, ma sono critiche nei confronti di Conte perché vorrebbero un Movimento meno legato al Pd e non alleato di Renzi». Infine, terza tipologia, «un elettorato più libero, quello incarnato da Di Battista, che si è sganciato dal M5S, ma continua a coltivare quegli ideali». [Omissis…]
Fonte: LiberoQuotidiano – Elisa Calessi – 30 Luglio 2026
COMMENTO
Sembra che Alessandro Di Battista stia per creare un nuovo movimento politico, dopo essere stato deputato per il M5S. Un modo per rientrare in politica e guadagnare il suo stipendio dopo essersi “auto trombato” alle ultime elezioni.
Noi crediamo che, poiché nel M5S vigeva originariamente il vincolo dei due mandati, Dibba avesse scelto di saltare un giro elettivo per rimanere l’unico candidato “anziano” per le elezioni successive ed ambire alla presidenza del consiglio, non avendo più collegaghi candidabili dopo i due mandati, forte del gradimento iniziale del M5S, verso il quale molti cittadini hanno creduto e riposto le loro speranze per un cambiamento popolare voluto dalla base.
Niente di tutto questo. Dibba é rimasto a spasso, lontano dalla scena politica per oltre quattro anni, nel frattempo il M5S sempre più caotico e senza identità, dopo aver tradito il mandato e trovandosi ora nel vuoto più assoluto, vittima dello scippo ad opera di quel disonesto di nome Giuseppe Conte, che doveva essere presidente del consiglio pro-tempore per poi sparire definitivamente, continua a perdere voti e consensi. Ma come si dice: poiché l’appetito vien mangiando, sia “Giuseppi” che il Dibba nazionale non possono o vogliono allontanarsi dalla politica. Motivi diversi ma obiettivi uguali: una poltrona in parlamento, l’uomo campa e gli elettori si fottono! Val. In.
Italiador Condividi le meraviglie della tua Italia
