Negli anni Sessanta fino agli Ottanta l’Alto Adige/Südtirol visse un periodo di violenze politiche che ebbe come protagonisti gruppi separatisti di lingua tedesca: azioni dirette contro infrastrutture (linee elettriche, ponti, binari, uffici pubblici) e — più raramente — attentati che provocarono vittime. Il caso simbolo è la cosiddetta «Notte dei fuochi» (Feuernacht) del 1961, quando furono danneggiati numerosi tralicci elettrici: episodio che segnò l’inizio di una campagna di sabotaggi pensata per colpire lo stato e attirare l’attenzione internazionale. Negli anni successivi si formarono comitati e piccoli nuclei armati — tra i più noti nella memoria collettiva il cosiddetto Befreiungsausschuss Südtirol (Comitato di liberazione del Sudtirolo) — che rivendicavano attentati o ne inspiravano la strategia.
Motivazioni «reali»
La radice degli attentati terroristici va ricercata nella storia del territorio: dopo la Prima guerra mondiale l’Alto Adige venne annesso all’Italia (Trattato di Saint-Germain, 1919) e, sotto il regime fascista, subì una politica di italianizzazione che colpì lingua, istruzione, amministrazione e proprietà fondiaria. Dopo il secondo conflitto mondiale il Patto Gruber–De Gasperi (1946) promise tutela per la minoranza tedesca, ma l’attuazione fu spesso percepita come insufficiente. Le rivendicazioni concrete dei gruppi separatisti erano quindi: piena autonomia amministrativa e linguistica, garanzie per l’uso del tedesco, risarcimenti per espropri e, per una frangia più radicale, la riunificazione con l’Austria. Gli attentati erano intesi come mezzo di pressione politica: sabotare infrastrutture sensibili per creare disagi economici e costringere Roma e la comunità internazionale a negoziare.
Motivazioni «ufficiose» e fattori collaterali
Oltre alle ragioni dichiarate, agirono dinamiche meno ufficiali. Alcune azioni miravano evidentemente a ottenere visibilità mediatica e sostegno internazionale; altre erano il frutto della radicalizzazione di giovani frustrati o esclusi dalla normale vita politica. In certi anni emerse anche una competizione tra gruppi, che spinse verso azioni sempre più clamorose. Sul versante più controverso, rimasero sospetti e accuse — inchieste e dibattiti successivi parlarono di infiltrazioni, manipolazioni e di possibili collegamenti con vari servizi segreti, tese a destabilizzare la situazione o a controllare il movimento. Va precisato che molte di queste ipotesi restano oggetto di dibattito e non sempre hanno avuto riscontri univoci nei procedimenti giudiziari.
Conseguenze
La spirale di violenza contribuì ad accelerare negoziati: sotto la pressione politica e diplomatica (e dopo anni di tensione) si arrivò ad una veste di autonomia ampliata che, pur con limiti e ritardi nell’attuazione, ridisegnarono i poteri locali e diminuirono progressivamente l’appeal della lotta armata. Rimangono però ferite nella memoria collettiva ed interrogativi politici e giudiziari aperti.
Al di là della fase violenta, i tirolesi hanno effettivamente ottenuto risultati politici, economici e culturali di grande rilievo, frutto di una lunga trattativa tra Roma, Bolzano e Vienna, culminata nel cosiddetto “Pacchetto d’autonomia” e nel Secondo Statuto d’Autonomia del 1972.
Ecco in sintesi i principali benefici concreti ottenuti dalla popolazione di lingua tedesca (e ladina) in Alto Adige/Südtirol.
Dopo decenni di tensione e conflitto, i tirolesi del Sudtirolo hanno ottenuto: autogoverno, tutela linguistica piena, benessere economico e riconoscimento identitario.
💰 1. Principio di base: autonomia finanziaria quasi totale
La Provincia di Bolzano è, insieme a Trento e Valle d’Aosta, una delle realtà più autonome d’Europa sul piano fiscale.
In pratica, la quasi totalità delle tasse raccolte sul territorio resta nelle casse provinciali, e Roma trattiene solo una parte limitata destinata a funzioni statali generali (difesa, politica estera, giustizia, ecc.).
📊 2. Percentuali delle imposte trattenute localmente
| Tipo di imposta | Percentuale che resta alla Provincia di Bolzano |
| IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) | 90% |
| IRES (imposta sul reddito delle società) | 90% |
| IVA (imposta sul valore aggiunto) | 90% |
| Accise su benzina, gasolio, energia elettrica, tabacchi | 90% |
| Imposta di registro, ipotecaria e catastale | 90% |
| Altre entrate minori (canoni idroelettrici, imposte locali, tasse di concessione, ecc.) | 100% |
In totale, circa il 90% di tutte le entrate tributarie prodotte in Alto Adige resta sul territorio.
🏗 3. Spese e competenze finanziate localmente
Con queste risorse, la Provincia di Bolzano finanzia direttamente:
- Scuola e formazione (in tutte le lingue, fino all’università di Bolzano)
- Sanità pubblica e ospedali
- Politiche sociali e abitative
- Trasporti pubblici e infrastrutture
- Ambiente, energia e gestione idroelettrica
- Sviluppo economico, turismo e agricoltura di montagna
- Cultura e tutela dei beni linguistici e artistici
Il bilancio provinciale (circa 6,5–7 Miliardi di Euro all’anno, dati recenti) è gestito con totale autonomia: la Provincia ha un proprio assessorato al bilancio ed alle finanze, può stipulare accordi diretti con lo Stato o con l’UE, e dispone di fondi per compensare i Comuni.
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Quando facevo il militare in alto Adige, li chimamvamo “tralicci” per il fatto che facevano saltare i tralicci elettrici.
I bombaroli hanno ottenuto bei vantaggi, alla faccia dei cittadini normali ed obbedienti.