Per i genitori di Chiara Poggi l’assassino della figlia è Alberto Stasi, che per il delitto commesso a Garlasco nel 2007 ha quasi finito di scontare una condanna a 16 anni. Altri colpevoli non ce ne sono. Lo hanno sempre sostenuto. E ora che la Procura di Pavia ha nuovamente indagato Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara, i loro avvocati – Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna – lo ribadiscono in una memoria depositata al gip in vista dell’incidente probatorio per confrontare il DNA di Sempio con quello sui frammenti delle unghie di Chiara. Un documento in cui condannano il tentativo di cercare «con ogni mezzo, un responsabile alternativo» da dare «in pasto al circuito mediatico». Quella che i legali definiscono una generica evocazione di una «compatibilità» del profilo oggetto delle nuove analisi con quello di Sempio, «non modifica in alcun modo il quadro probatorio, a maggior ragione in assenza di qualsiasi contatto fra l’assassino e le unghie della vittima. Insomma, i Poggi non vogliono sentire parlare di piste alternative e nella memoria parlano della «sorprendente» apertura di un terzo procedimento nei confronti di Sempio sulla base di elementi probatori introdotti dalla difesa di Stasi. Il riferimento è all’ormai nota consulenza sul Dna e a un’altra sull’impronta di scarpe sul tappetino del bagno, che hanno dato impulso alle nuove indagini sul 37enne, la cui posizione è già stata archiviata.
Ricordando tutti i dati probatori, certificati nelle sentenze definitive, che hanno portato alla condanna di Stasi, i legali dei Poggi lamentano la «reiterazione e la diffusione mediatica di ipotesi e di suggestioni del tutto prive di fondamento». La bicicletta, il sangue, i pedali e le bugie sul ritrovamento del corpo di Chiara provano invece la colpevolezza di Stasi «oltre ogni ragionevole dubbio».
Fonte: IlGiornale – 4 Aprile 2025
COMMENTO
Noi, non avendo tutti gli elementi necessari, non siamo in grado di valutare se Stasi sia colpevole oppure no, non crediamo che le indagini, come al solito, abbiano chiarito tutti gli aspetti del caso e se comunque Stasi fosse veramente colpevole, allora 16 anni di carcere comprensivi dei permessi di lavoro sarebbero nulla per l’omicidio della giovane Chiara Poggi. Per entrambi i motivi non comprendiamo l’accanimento dei signori Poggi nel ritenere, in ogni caso, Stasi colpevole e nel contempo accettare la pena “minima” di 16 anni. Essi hanno posto un blocco psicologico, sono soddisfatti del “capro espiatore” identificato e si rifiutano a priori di valutare possibili nuovi scenari. A noi questo atteggiamento risulta incomprensibile e crediamo che la Verità, senza preconcetti, dovrebbe essere l’obiettivo prioritario di tutti, qualunque essa sia, al di la di ogni ragionevole dubbio. Val. In.
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