Il binomio pergetto, Caffé e Moka

Il binomio perfetto, Caffè e Moka.

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Il Caffè è una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi. L’albero del caffè è una pianta tropicale che prospera nei Paesi dal clima caldo e umido (temperature medie fra i 18 e i 22 °C). Si coltiva in circa 90 Paesi. Le zone principali di coltivazione sono ubicate nella fascia inclusa fra il 24° grado di latitudine a nord e a sud dell’equatore, praticamente fra il tropico del Cancro e quello del Capricorno, particolarmente pregiato è il caffè coltivato fra i 1600 e i 2000 m sul livello del mare. Le varietà di caffè più diffuse sono l’Arabica e la Robusta.

Prospero Alpini
Il caffè varcò i confini orientali e fece la sua comparsa a Venezia nella seconda metà del secolo XVI. Il merito di averlo introdotto in Italia spetta a Prospero Alpino, medico e botanico, nato a Marostica nel 1553.  Nella sua opera “De Medicina Egyptiorum” (Venezia, 1591) sono contenute le prime considerazioni sulla pianta del caffè. Venezia fu tra le prime capitali europee in cui si diffuse il caffè grazie alla sua posizione ed i suoi floridi rapporti commerciali con il resto del mondo. Nel XVII secolo naque la prima “botega da caffè” in Piazza San Marco, frequentata tra gli altri da Carlo Goldoni. Prospero Alpini morì a Padova nel 1617.

Bialetti e la Moka
Alfonso Bialetti nato a Montebuglio i 17 Giugno 1888 è stato un inventore ed imprenditore italiano. Fu operaio fonditore in Francia, dove emigrò giovanissimo. Nel 1919 Alfonso Bialetti apre a Crusinallo, una frazione di Omegna in Piemonte, un’officina per la produzione di semilavorati in alluminio, che trasforma poi in un centro per la progettazione e produzione di prodotti finiti utilizzando la fusione in Conchiglia.
L’invenzione della Moka Express risale al 1933, anno in cui Alfonso Bialetti ebbe la ormai mitica intuizione di creare un nuovo strumento per la produzione casalinga di caffè.
L’idea della caffettiera nasce da un’osservazione casuale, guardando fare il bucato in casa dalla moglie. A quei tempi, per lavare i panni, si usava la “lisciveuse”, una grossa pentola munita di un tubo cavo con la parte superiore forata; l’acqua, messa nel recipiente insieme alla biancheria ed al sapone, bollendo saliva per il tubo e ridiscendeva sul bucato sfruttando bene la lisciva, il detersivo di allora.
Fino al secondo dopoguerra, la Moka rimase un prodotto artigianale: vennero fabbricati pochi pezzi, con manodopera artigianale e una distribuzione limitata all’ambito locale.
E’ il 1946 l’anno della svolta: ad Alfonso Bialetti subentrò il figlio Renato che, dotato di un forte spirito imprenditoriale, modificò la filosofia aziendale passando da una logica artigianale ad una produzione di carattere industriale. E’ in questo periodo che inizia la diffusione commerciale del prodotto e del marchio: se in dieci anni Alfonso Bialetti era riuscito a vendere 70.000 caffettiere, il figlio Renato in un solo anno riuscì a raggiungere la vendita di milioni di pezzi.  Tuttora la Moka è una icona della nostra tradizione culturale.
Da quasi 100 anni, Bialetti racconta i valori della nostra tradizione attraverso un percorso di aromi, colori e sapori che parlano di casa, riti quotidiani e convivialità.
La Moka rappresenta infatti i valori della nostra tradizione attraverso un percorso emozionale e profondo che parla di casa, aroma e buon caffè, forse più che caffè si parla di stile di vita, uno stile certamente inimitabile ed irraggiungibile, anche per i “furbi e tecnologici svizzeri”.

Renato Bialetti

Consigli per fare un buon caffè con la Moka
1) Scegliere una miscela di qualità secondo i propri gusti da conservare in un recipiente ermeticamente chiuso e lontano da cibi che emettano forti odori, per evitare l’assorbimento.
Idealmente sarebbe meglio il caffè in grani e macinarlo di volta in volta, in alternativa acquistarlo già macinato.

2) Usare acqua naturale del rubinetto, se potabile, possibilmente non troppo calcarea, l’acqua deve essere a temperatura ambiente (mai calda).

3) L’acqua non dovrebbe superare il livello della valvola per un caffè normale, se lo si desidera più lungo si può mettere un po’ più di acqua, ma senza eccedere.

4) Il caffè macinato va inserito nel filtro, non deve essere pressato, ma disposto in modo che formi una piccola cupola.

5) Dopo aver messo il caffè e l’acqua chiudere molto bene la moka e posizionare sul fornello, con un fuoco dal diametro simile a quello della moka. Il fuoco deve essere al minimo.

6) Quando il caffè ha iniziato a “salire”, spegnere il fuoco e lasciarlo uscire in modo naturale e lento, alzare immediatamente il coperchio per evitare che la condensa del vapore ricada nel bricco. Una volta uscito tutto, spostare la moka su un altro fuoco freddo affinchè non prenda il gusto di bruciato.

7) Mischiare la bevanda in modo che il gusto rimanga uniforme, versare nella tazzina, non rimane che godersi questa delizia.

Lavaggio e manutenzione
Non lavare mai la moka con il detersivo, ma solo con acqua ed eventualmente con acqua ed aceto per togliere le incrostazioni del calcio.
Controllate periodicamente ed eventualmente sostituite le parti della moka: quali guarnizioni, filtri e valvola, se troppo usurate.

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