(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Il deficit commerciale dell’Unione Europea con la Cina ha raggiunto quasi un miliardo di Euro al giorno e nei primi mesi dell’anno è cresciuto di un ulteriore 10%. Lo ha affermato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, intervenendo a Parigi alla Rencontre des Entrepreneurs de France del Medef. “Per la prima volta, quest’anno tutti gli Stati membri registrano un deficit” negli scambi con la Cina, ha sottolineato von der Leyen. Le importazioni europee di prodotti cinesi sono aumentate del 45% negli ultimi cinque anni, mentre le esportazioni dell’UE verso il mercato cinese sono diminuite. La Cina resta un partner economico fondamentale e la linea europea continua a essere quella di “ridurre i rischi, non i legami”. Essere partner, ha tuttavia avvertito la presidente, non significa accettare squilibri permanenti. Le imprese cinesi possono ricevere sovvenzioni fino a otto volte superiori rispetto alle aziende comparabili dei Paesi Ocse. Secondo alcune stime, più della metà della produzione industriale europea è ormai esposta alla concorrenza cinese.
Fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor – 27 Agosto 2026
COMMENTO
Ursula von der Leyen oggi scopre, con tono allarmato, che il deficit commerciale dell’Europa con la Cina sfiora il miliardo di Euro al giorno. Peccato che Bruxelles non sia uno spettatore innocente di questo disastro, ma uno dei suoi principali artefici.
Le importazioni cinesi sono esplose, mentre le esportazioni europee arretrano: il risultato è un’Europa sempre più dipendente e un’industria sempre più esposta alla concorrenza di Pechino. E adesso i grandi strateghi europei sembrano accorgersi che qualcosa non funziona. Ma la memoria, evidentemente, è una virtù poco praticata nei palazzi del potere.
Perché anche l’Italia, con Conte e Di Maio, pensò bene di spalancare ulteriormente le porte alla Cina attraverso la cosiddetta “Nuova Via della Seta”.
Una scelta presentata allora come lungimirante e strategica, ma che oggi appare quantomeno ingenua e politicamente miope.
Due “boy scout” della geopolitica, verrebbe da dire, convinti che bastasse firmare qualche accordo per giocare alla pari con una potenza economica mondiale.
Il problema è che la Cina, mentre l’Europa discuteva, produceva, esportava e conquistava mercati. E ora i nostri governanti scoprono l’acqua calda e versano lacrime di coccodrillo. Solo che a pagare il conto non saranno loro: saranno lavoratori, imprese e cittadini europei.
Questa non è fatalità: è il risultato di anni di scelte politiche miopi, presentate come progresso e oggi vendute come emergenza.
E il conto, ancora una volta, finirà sulle spalle dei popoli che questi grandi leader sostengono di rappresentare. Val. In.
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