Oggi ho trovato il coraggio per guardare la fine del mio mare e insieme alla sua anche della mia parabola di settantenne. Guardare come siano ridotti il Kursaal e lo Sporting Beach significa guardare dentro me stesso, dentro la mia storia, cresciuta di pari passo con quelle strutture.
Tra le rovine del Kursaal e dello Sporting Beach, il racconto intimo di una vita che si specchia nel declino del Lungomare di una Ostia irriconoscibile rispetto ai suoi tempi migliori
Dal mito di quel trampolino, dai tuffi vigliacchi, a candela, dalla piattaforma di dieci metri, fino al ricordo dei tanti palcoscenici cinematografici, mondani e di costume dei quali quella Kappa era un’icona insostituibile ed io, a volte spettatore e altre protagonista.
Il Lungomare più bello d’Italia nel boom economico ha segnato poi tutte le tappe involutive e disgregative in perfetto parallelismo con la china di degrado civico, morale, economico e politico del nostro paese.
Oggi è un ammasso di rovine, come un ammasso di rovine è la nostra Italia, ormai incapace di riprendersi o almeno solo di reagire. Forse troppo vecchia per farlo, così come è troppo vecchio questo Occidente con il quale abbiamo condiviso ottant’anni di bella vita.
Così come sono troppo vecchio anch’io, senza più quelle forze, quegli entusiasmi, quelle motivazioni necessari per cambiare un mondo che altrimenti torna indietro.
Questo nostro mondo avrebbe bisogno di molti più giovani con le caratteristiche di cui sopra ma quei pochi che ce l’hanno vanno via lasciando un vuoto.
I giovani sono le vere vittime del benessere del quale noi vecchi abbiamo usufruito, una conseguenza che sa d’autunno, di crepuscolo di un’intera civiltà.
Fonte: Canaledieci – Maurizio Contigiani – 24 Gennaio 2026
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