Meloni-Berlusconi, la telefonata fredda e il piano di Marina per rifare il CDX dopo accordi con Pd, Iv e Azione ... - Italiador
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Meloni-Berlusconi, la telefonata fredda e il piano di Marina per rifare il CDX dopo accordi con Pd, Iv e Azione …

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Il clima tra Meloni e Marina si sarebbe irrigidito ulteriormente dopo la partecipazione di Sigfrido Ranucci a “È sempre Cartabianca”, il programma condotto da Bianca Berlinguer, nel pieno delle polemiche sul ministro Carlo Nordio accusato di essere stato nel ranch di Minetti e Cipriani. Proprio in quelle ore, secondo quanto appreso da Il Giornale d’Italia da fonti del deepstate, ci sarebbe stato un contatto telefonico tra Marina Berlusconi e Giorgia Meloni. Una conversazione descritta come molto fredda, segnata da toni distanti e da un rapporto personale che da tempo non sarebbe particolarmente idilliaco.

Dietro le tensioni ci sarebbe soprattutto una diversa visione del futuro politico del centrodestra. Marina Berlusconi, da sempre attenta agli equilibri europei, finanziari e istituzionali, continuerebbe infatti a spingere per una Forza Italia più moderata, dialogante e centrale negli assetti parlamentari. Un’impostazione che nei corridoi della politica romana viene interpretata come la base di un possibile “nuovo centro” destinato a dialogare non solo con gli alleati tradizionali, ma anche con pezzi del fronte riformista e centrista oggi collocato tra Pd, Italia Viva e Azione.

Il ragionamento che circola nei palazzi partirebbe da uno scenario preciso: il fallimento della riforma elettorale e il ritorno di fatto a un sistema proporzionale. In quel caso, il rischio di un “pareggione” diventerebbe altissimo. Nessuna coalizione autosufficiente, maggioranze fragili, piccoli partiti determinanti e mercati pronti a osservare con crescente nervosismo l’ennesima paralisi italiana.

Ed è proprio qui che nascerebbe quello che, sottovoce, alcuni osservatori definiscono già il “piano Mattarella”. Una formula ancora teorica, ma che nelle conversazioni più riservate della politica romana starebbe smettendo di essere considerata impossibile. L’ipotesi è che Sergio Mattarella, davanti a un Parlamento senza numeri chiari e incapace di esprimere una maggioranza stabile, possa persino valutare dimissioni anticipate.

L’obiettivo non sarebbe quello di aprire una crisi istituzionale, ma di governarla. Consentire cioè al nuovo Parlamento di eleggere rapidamente un nuovo presidente della Repubblica in grado di diventare il perno della legislatura e il garante di una larga maggioranza europeista e istituzionale. In sostanza, trasformare il Quirinale nel vero motore della nuova fase politica italiana.

Naturalmente tutto dipenderebbe dall’esito delle urne. Se il centrodestra dovesse ottenere una vittoria netta, Mattarella resterebbe con ogni probabilità al suo posto fino alla scadenza naturale del mandato, evitando qualsiasi intervento che possa alterare un quadro politico chiaramente definito dagli elettori.

Ma se invece dovesse concretizzarsi quel “pareggio” auspicato dai mondi moderati e centristi — scenario che molti, nei palazzi, collegano anche alla strategia di Marina Berlusconi per una Forza Italia meno identitaria e più dialogante — allora il quadro potrebbe cambiare.

Fonte: IlGiornaleditalia – 14 Maggio 2026

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