Il Telegiornale non è solo un contenitore di notizie, ma un 𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 che agisce su piani multipli – psicologico, sociale ed esoterico – plasmandoci molto più di quanto immaginiamo. È un meccanismo di controllo sottile, dove la forma (il rito) diventa spesso più potente del contenuto (le notizie stesse).
A seguire una sintesi dei suoi strati nascosti ed alcune chiavi per decostruirne l’influenza.
𝟏. Il Telegiornale come rito liturgico
Struttura sacrale: La sigla, il tono solenne, la cadenza fissa creano una sospensione del tempo ordinario, simile ad una messa laica. Lo spettatore “entra in chiesa”: lascia fuori le sue domande e si affida all’autorità del narratore.
Sincronizzazione collettiva: Come un mantra, la ripetizione quotidiana allinea le menti ad un immaginario condiviso, creando un’illusione di unità (anche quando si parla di divisioni).
Domanda chiave: “Se il telegiornale é un rito, qual’é la sua vera funzione? Informare o Ipnotizzare?“
𝟐. La voce come “Verbo creatore”
Effetto ipnotico: Il tono misurato dello speaker non è casuale. Agisce sull’inconscio come una voce genitoriale, evocando un bisogno infantile di protezione. Lo spettatore regredisce ad uno stato di fiducia acritica.
Il Logos mediatico: Le parole pronunciate in quel contesto acquisiscono un’aura di verità assoluta. È la magia del “nomos” (la legge come narrazione): ciò che viene detto diventa reale per chi ascolta.
Domanda chiave: “Chi decide quali parole diventano verità? E perché le accetto senza filtri?“
𝟑. La giostra emotiva: paura e catarsi
Ciclo tensione/rilascio: L’alternanza tra tragedie e notizie leggere è un 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮. Come una slot machine, tiene lo spettatore incollato allo schermo, in attesa del prossimo “colpo” emotivo.
Alimentazione degli egregori: Le emozioni collettive (paura, indignazione, speranza) nutrono 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗲-𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗲𝗿𝗼 (egregori) che poi influenzano la realtà. Il telegiornale è un 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗲𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼 a queste entità psichiche.
Domanda chiave: “Le mie emozioni sono davvero mie, o mi vengono somministrate?“
𝟒. La costruzione della realtà
Priming e percezione: Se ogni giorno sento parlare di guerra, crisi e violenza, il mio cervello filtra la realtà per confermare quella narrazione. È l’autoprofezia che si autoavvera: vedo ciò che mi hanno detto di vedere.
Archetipi imposti: Le immagini e i racconti del TG diventano modelli inconsci (l’immigrato come minaccia, il politico come salvatore, il mondo come luogo ostile). Questi archetipi guidano le nostre scelte, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Domanda chiave: “Quanta della “mia” visione del mondo é realmente mia?“
Come uscirne? Tre passi pratici
𝟭. Rompi il rito: Spegni il TG per una settimana. Osserva cosa cambia nella tua percezione del mondo.
𝟮. Decostruisci le narrazioni: Per ogni notizia, chiediti: “Chi trae beneficio dal fatto che io creda a questa storia? Quale emozione vuole evocare in me?“
𝟯. Crea i tuoi riti: Sostituisci il TG con momenti di silenzio, lettura critica o dialogo reale. Reclama il diritto di costruire la tua visione del mondo, invece di subire quella altrui.
Conclusione: Il TG come specchio dell’inconscio collettivo
Il telegiornale non è “cattivo” in sé: è uno strumento neutro che può essere usato per addormentare o per risvegliare. La differenza sta nella tua consapevolezza.
Come scrisse Marshall McLuhan: “Il mezzo é il messaggio“.
Il vero messaggio del TG non sono le notizie, ma il modo in cui ti abitua a pensare, sentire e percepire la realtà.
La libertà inizia quando spezzi l’incantesimo della ripetizione.
E tu, da che parte vuoi stare? Dentro lo schermo o dietro di esso?
Fonte: Infonesh – Alessio Bertoglio
Italiador Condividi le meraviglie della tua Italia
