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“Mi vergogno di essere ebreo”: Tamir Pardo, ex capo del Mossad, denuncia la barbarie dei coloni israeliani in Cisgiordania

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Tamir Pardo in Cisgiordania: “Mi vergogno di essere ebreo”.
Tamir Pardo – che per cinque anni, dal 2011 al 2016, nominato dallo stesso Benjamin Netanyahu, è stato direttore del Mossad, il servizio di intelligence estero israeliano, uno degli apparati di sicurezza più temuti e rispettati al mondo – ha visitato con un gruppo di ex alti ufficiali dell’esercito israeliano alcuni villaggi palestinesi della Cisgiordania, nell’ambito di un servizio dell’emittente israeliana Channel 13. Quello che ha visto lo ha sconvolto. “Quello che ho visto oggi mi ha fatto vergognare di essere ebreo“, ha dichiarato in un’intervista alla stessa  Channel 13. Parole che nessun comunicato ufficiale di Tel Aviv potrà cancellare. Pardo ha avvertito che i crimini dei coloni — perpetrati nella quasi totale impunità, con le autorità che spesso li ignorano o addirittura li agevolano — stanno preparando il terreno per un “prossimo 7 ottobre“, stavolta proveniente dalla Cisgiordania. “Accadrà in una forma diversa, molto più dolorosa, perché la regione è molto più complessa. Lo Stato israeliano ha scelto di seminare i semi del prossimo 7 ottobre“, ha detto senza mezzi termini (fonte: Middle East Eye). Pardo ha ammonito Israele attraverso le parole del filosofo israeliano Yeshayahu Leibowitz del 1968, che criticava l’occupazione dei territori palestinesi, sostenendo che il controllo su milioni di palestinesi avrebbe portato alla “corruzione” della società israeliana. Pardo, che un tempo riteneva che Leibowitz si sbagliasse, oggi ammette che “c’era molta verità” in quell’analisi. Ma attenzione, non si tratta di una voce isolata o di un dissidente marginale. Pardo è un uomo del sistema, anzi, in qualche modo, ERA il sistema. Vale la pena ricordare che nel 1976 Pardo partecipò all’Operazione Entebbe, la leggendaria missione di liberazione degli ostaggi israeliani in Uganda, agli ordini di Yonatan Netanyahu, fratello del premier. Un uomo che ha rischiato la vita per Israele, che oggi si vergogna di quell’Israele: il contrasto non potrebbe essere più lacerante. E questo rende le sue parole devastanti per la narrativa ufficiale israeliana.

Pardo: “Cisgiordania, regime di apartheid
Non è del resto la prima volta che l’ex capo del Mossad si spinge oltre i confini del “consentito“. Già nel 2023, in un’intervista all’Associated Press, Pardo aveva definito apertamente la situazione in Cisgiordania come un regime di apartheid, paragonandolo esplicitamente al sistema sudafricano: due popolazioni che vivono sullo stesso territorio ma soggette a due sistemi giuridici completamente separati: legge militare per i palestinesi, legge civile per i coloni. Il quadro che emerge dai numeri è altrettanto impietoso. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a marzo ha documentato lo sfollamento forzato di oltre 36.000 palestinesi in Cisgiordania tra novembre 2024 e ottobre 2025, in conseguenza di un’escalation combinata di operazioni militari e attacchi di coloni. Nel solo 2025 sono stati registrati 1.732 episodi di violenza da parte dei coloni con vittime o danni materiali, un aumento del 25 per cento rispetto all’anno precedente. Soltanto nel 2025, i coloni israeliani hanno ucciso almeno 16 palestinesi (fonte: Middle East Eye).  Eppure il governo Netanyahu procede nella direzione opposta. Solo nel 2025 l’esecutivo ha riconosciuto ben 22 nuovi insediamenti, illegali ai sensi del diritto internazionale, una quantità che non si vedeva da trent’anni. A febbraio, riavviando un processo fermo dal 1967, Israele ha approvato la registrazione di vaste zone della Cisgiordaniacome “proprietà statali”, spingendo ulteriormente l’annessione di fatto dei territori occupati. Oggi in Cisgiordania vivono oltre 700.000 coloni israeliani distribuiti in più di 270 insediamenti, una presenza coloniale che il diritto internazionale considera illegale nella sua totalità. E non si tratta di un’anomalia tollerata ai margini del potere: Ben-Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich — entrambi espressione diretta del movimento dei coloni — siedono al centro del governo Netanyahu e ne dettano la politica verso i palestinesi. Non sono le frange: sono il potere. Le parole di Pardo hanno fatto il giro del mondo, ma il governo israeliano ha scelto la strada del silenzio sprezzante. Nessuna risposta nel merito, nessuna smentita dei fatti. Solo l’indifferenza di chi sa di non dover rendere conto, né ai propri cittadini, ormai abituati alla normalizzazione dell’orrore, né alla comunità internazionale, e soprattutto non all’Europa, che continua a guardare dall’altra parte. Bruxelles, che si erge a paladina dei diritti umani nei confronti di Mosca, trova sempre una ragione per tacere quando si tratta di Tel Aviv. Il silenzio dell’Unione Europea davanti alle denunce di un ex direttore del Mossad è esso stesso un verdetto.

Nel frattempo Ben-Gvir festeggia con una torta con il cappio
A completare il quadro di quello che ormai molti osservatori non esitano a definire Israele non più come una democrazia ma come un inquietante regime autoritario, provvisto di numerose testate nucleari, c’è la festa di compleanno del Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, avvenuta proprio in questi giorni. Il ministro, che ha compiuto cinquant’anni, ha celebrato l’evento in una location nella comunità agricola di Emunim, vicino ad Ashdod, con tra gli invitati politici di alto livello, attivisti dell’estrema destra e membri dello stato maggiore della polizia. La moglie Ayala gli ha regalato una torta di panna, decorata con un cappio e la scritta: “Complimenti al Ministro Ben-Gvir, a volte i sogni diventano realtà“. Il sogno in questione è la pena di morte per i detenuti palestinesi, introdotta dalla Knesset a fine marzo con una norma che punta esplicitamente verso i detenuti palestinesi. Una seconda torta, a tre piani, riportava il volto di Ben-Gvir sovrapposto a una cartina di Israele che inglobava l’intera Cisgiordania e la Striscia di Gaza, l’annullamento totale, in zucchero e panna, di qualsiasi prospettiva palestinese. In cima: un cappio. Mentre l’ex capo del Mossad si vergogna, il ministro festeggia. Mentre un veterano dell’intelligence israeliana vede nei villaggi bruciati della Cisgiordania l’eco di un secolo buio, un ministro della Repubblica di Israele riceve in dono il simbolo di una forca come se fosse un trofeo. Non c’è bisogno di aggiungere commenti. La realtà parla da sola, e parla in modo insopportabile. Eppure l’Europa tace. L’Italia tace. E il silenzio, a questo punto, è complicità.

Fonte: IlGiornaleditalia – Eugenio Cardi – 05 Maggio 2026

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