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Ultimo, il flop del concerto di Tor Vergata nonostante i 250mila fan: caos… megalomania

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A Tor Vergata, Ultimo ha radunato 250mila fan in un rito collettivo, attirando però aspre critiche sui social per l’esibizione a torso nudo e per la disorganizzazione. Arrivato è andato via in elicottero, e poi sfrecciando per Roma su un Porche da 200 Mila Euro, il cantante ha dimostrato tutta la sua megalomania. Essere il genero di Heather Parisi porta a questo. Canzonette facili e dimenticabili per persone che si sono accampate per giorni facendo i loro bisogni in giro o nelle bottigliette dell’acqua. Questo sarebbe un successo? No, è una vergogna. È la mancanza del buon gusto contro la nostra italica superiorità nei campi dell’arte, ma questa non è arte. È la supponenza di un ragazzino che meriterebbe al massimo cinquecento fan in un club. Sì è persa ogni concezione del bello, della musica vera e andiamo alla deriva come si vede dallo share di Temptation Island. Ma cosa è successo? Il concerto di Ultimo a Tor Vergata, l’evento dell’anno della Capitale (?) è stato acclamata da istituzioni e fan, ma non tutte le persone che hanno partecipato sono rimaste particolarmente soddisfatte dell’esperienza vissuta lo scorso sabato sera. Se per il sindaco Roberto Gualtieri è stato un “successo straordinario“, esempio della “forza del modello Roma“, per l’assessore Alessandro Onorato ha rappresentato un’ottima opportunità di guadagno per la città, raggiunta da oltre 156mila persone che vivono fuori Roma, per un totale di circa 250mila, ma non è riuscito a ovviare a tutti i problemi. “Accalcati all’uscita come animali, non c’erano metro“, è il commento di una fan del cantautore romano su TikTok che, fra le prime, ha condiviso un video registrato nell’arena in cui mostra la sua permanenza davanti ai bagni chimici per tutta la durata del concerto. “Non so quale santo ci abbia protetto e abbia fatto in modo che non ci fossero disgrazie“, spiega. “Le navette promesse non si sono viste. Siamo stati in giro sui marciapiedi a dormire fino alle 5 del mattino, senza neanche la linea internet: una volta tornata la rete abbiamo potuto chiamare degli Uber. C’erano anche i bambini, dormivano per terra anche loro. Hanno avuto un anno per organizzare tutto questo. Ma di organizzato non c’era nullaè l’amara considerazione – Non andrò mai più a un concerto. Ho speso cento euro ed ero lontana dal palco, senza maxischermo e con vista sui bagni chimici“. Non è stato il più grande evento italiano, ma la follia di un ragazzo che si crede una star. Preghiamo che rinsavisca.

Fonte: Il Giornale d’Italia – Ivan Rota – 08 Luglio 2026

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