Trump chiede l’arresto di Obama per lo Spygate? - Italiador
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Trump chiede l’arresto di Obama per lo Spygate?

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Tulsi Gabbard si presenta davanti ai microfoni di Fox News, intervistata dalla giornalista televisiva Maria Bartiromo, con voce calma e ferma mentre fa delle dichiarazioni di una portata semplicemente devastante.

Il direttore del dipartimento dell’intelligence nazionale in pratica annuncia ufficialmente quello che era stato già detto in diverse occasioni negli anni passati, ovvero che il cosiddetto Russiagate o Spygate non è stato altro che una montatura partorita in primo luogo dall’ex segretario di Stato, Hillary Clinton, che aveva un disperato bisogno di screditare Trump pur di sbarrargli la strada alla Casa Bianca.

Negli ambienti dello stato profondo di Washington, non erano abituati all’idea e all’evenienza che finalmente dopo molti anni potesse farsi avanti un candidato alle presidenziali in grado di rompere il falso duopolio tra repubblicani e democratici.

Nelle stanze del Council on Foreign Relations, uno dei circoli più influenti di Washington di forte impronta rockefelleriana, si decidevano in anticipo non solo i presidenti ma anche le loro linee di politica estera.

La dottrina di Washington è stata per più di un secolo quella di una nazione che ha deciso di costruire un impero e di comprimere sempre di più lo spazio di sovranità dei vari Paesi europei, ridotti a poco più di colonie dal 1945 in poi.

Trump era l’uomo che rischiava di far saltare gli equilibri costruiti da tali ambienti, e allora il partito democratico di Hillary Clinton iniziò a concepire la “idea” che il candidato repubblicano era un uomo gestito e diretto da Vladimir Putin pur di impedirgli di diventare presidente e accusarlo così, falsamente, di “tradimento”.

Barack Obama: l’uomo che autorizzò il golpe contro Trump. Alla Casa Bianca, l’allora presidente Barack Obama sapeva tutto.

C’era stata già una riunione nel settembre del 2016 alla quale aveva partecipato l’ex direttore della CIA, il corrotto John Brennan, che aveva informato Obama del piano di Hillary Clinton di screditare Trump attraverso il dossier patacca confezionato dall’ex agente dei servizi britannici, Christopher Steele.

Nel famigerato dossier, vengono confezionate le menzogne più surreali contro Trump, a partire da quella che il presidente avrebbe ordinato a due prostitute russe di urinare sul letto dell’albergo di Mosca dove aveva dormito Barack Obama pur di oltraggiare la figura del presidente democratico.

Obama sapeva di tali manovre eversive e illegali ai danni di Donald Trump, ma non fece nulla per fermare la macchinazione che si era messa in moto contro l’imprenditore newyorchese.

Obama utilizzò piuttosto la sua autorità presidenziale per rovesciare il parere negativo che i servizi avevano dato sullo scenario che Trump fosse un agente del Cremlino.

Nessuno nelle varie agenzie di intelligence americane, tra le quali ci sono la NSA, il Dipartimento per la Sicurezza Interna, il DHS, la CIA e la stessa FBI aveva avallato l’idea che i russi fossero stati in grado di sovvertire l’esito delle elezioni americane attraverso dei fantomatici attacchi cibernetici.

Donald Trump aveva vinto le elezioni semplicemente perché il movimento che lui aveva costruito, Make America Great Again, il fare di nuovo grande l’America, aveva dato voce a tutti quei diseredati americani che da molti anni non avevano più alcuna rappresentanza a Washington.

Barack Obama era perfettamente informato.

Sapeva che il cosiddetto Russiagate non era altro che una ridicola montatura politica ai danni del presidente Trump, ma ciò nonostante commise uno degli atti di tradimento più clamorosi che un presidente potesse commettere, quale quello di imporre alle varie agenzie di intelligence del suo Paese di ignorare le conclusioni oggettive dei loro rapporti e di affermare che Mosca aveva rovesciato l’esito delle elezioni.

Si può definire quanto accaduto in quel frangente come un vero e proprio colpo di Stato che l’ex presidente Obama aveva ordinato ai danni del neo eletto presidente degli Stati Uniti per preparare il terreno ad una falsa messa in stato di accusa ai danni di Trump.

A gennaio del 2017, a soli 13 giorni dall’inaugurazione di Trump, arriva il rapporto, falso, firmato dai vari direttori delle citate agenzie che avevano accusato falsamente il presidente repubblicano di “collusione” con i russi.

Su tutti i due personaggi più coinvolti in tale tentativo di sovvertire, realmente, l’esito delle elezioni del 2016, sono.il citato Brennan e l’ex direttore dell’FBI, James Comey, che recentemente è finito sotto la lente dei servizi americani per aver condiviso su Instagram una immagine con una scritta in codice “86 47” dove 86 sta a significare “uccidere” e 47 è un riferimento al 47esimo presidente, ovvero Donald Trump. [Omissis…]

Fonte: LaCrunadellAgo –di Cesare Sacchetti – 25 Luglio 2025

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