Tortora, Craxi e Cav: la rivincita postuma di tre grandi vittime della "toga-crazia" - Italiador
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Tortora, Craxi e Cav: la rivincita postuma di tre grandi vittime della “toga-crazia”

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Domanda retorica ma non banale: come avrebbero votato al referendum per la riforma della giustizia tre personaggi che non sono più vivi, come Enzo Tortora, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi? Tre uomini che ebbero la vita devastata dall’accoppiata del pubblico accusatore e del giudice che fa la sentenza, ma formano una stessa famiglia indossando la stessa toga, militando per le stesse associazioni politiche di categoria in cui sono divisi i magistrati? Enzo Tortora era un avvocato che conduceva. Nel giugno 1983 fu arrestato e sbattuto in galera del tutto innocente delle accuse di spaccio di cocaina e associazione mafiosa. Senza uno straccio di prova ma solo la concertata concomitanza di alcuni collaboratori di giustizia. Era impossibile distinguere fra accusatori e giudicanti. Fu eletto al Parlamento europeo ma non volle beneficiare della libertà e tornò in carcere fino all’assoluzione per non aver commesso il fatto.
Tortora era un conservatore ed era detestato dalla gente di sinistra.
Bettino Craxi si batté sempre per la separazione delle carriere ma pochi ormai ricordano che il segretario socialista e presidente del Consiglio, accusato per aver finanziato illegalmente il proprio partito si presentò alla Camera e pronunciò un discorso famoso in cui spiegò ciò che tutti sapevano ma facevano finta di non vedere: tutti i partiti, nessuno escluso, erano colpevoli dello stesso reato. E chiese: «C’è qui qualcuno che possa smentirmi?».
Tutti chinarono il capo in silenzio. Craxi, il più odiato dal Pci e dalla sinistra non socialista, si rifugiò (ndr…. scappò) in Tunisia dove morì. [Omissis…]

Fonte: IlGiornale – Paolo Guzzanti – 15 Febbraio 2026

COMMENTO

Chiamare ancora Silvio Berlusconi “cavaliere” non è una svista folkloristica: è un vezzo lessicale che suona come un tentativo di imbellettare la realtà. Quel titolo onorifico non gli apparteneva più, e continuare a usarlo significa indulgere in una narrazione indulgente, più agiografica che giornalistica. Ma l’azzardo più grave è un altro: accostare nello stesso respiro Enzo Tortora, Bettino Craxi e Berlusconi, come fossero tessere della medesima storia giudiziaria. No, non lo sono.

Tortora fu travolto da un’accusa infamante e poi riconosciuto innocente: la sua vicenda resta una ferita aperta dello Stato di diritto. Craxi e Berlusconi, invece, sono stati giudicati e condannati in via definitiva. Metterli sullo stesso piano significa confondere il garantismo con l’assoluzione postuma per propaganda. Non è revisionismo: è mistificazione.

Basta con le operazioni di maquillage politico per restituire una verginità immacolata a chi ha segnato pagine controverse della Repubblica. Gli italiani non hanno bisogno di santini, ma di memoria lucida. E al referendum sulla separazione delle carriere dei giudici il “SÌ” non sarà un omaggio a questo o quel leader del passato, bensì una scelta consapevole. Non provate a confondere i cittadini onesti: la storia pesa, e le parole anche. Val. In.

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