Ryanair, risucchiato dal finestrino. Il Ceo: "Non merita risarcimento milionario" - Italiador
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Ryanair, risucchiato dal finestrino. Il Ceo: “Non merita risarcimento milionario”

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Sono stati momenti di grande paura quelli a bordo del volo Ryanair, decollato lo scorso 10 luglio (2026) da Salonicco e diretto a Monaco di Baviera, in cui un passeggero è stato risucchiato quasi totalmente da un oblò andato in frantumi. L’uomo si è miracolosamente salvato grazie all’aiuto dei passeggeri. Nonostante le immagini drammatiche di quel momento abbiano fatto il giro del mondo, la compagnia aerea irlandese ha deciso di contestare la versione della vittima che in questi mesi ha denunciato traumi psicologici dovuti alla tragedia sfiorata. L’amministratore delegato Michael O’Leary ha infatti dichiarato che il viaggiatore è stato risucchiato “verso” l’apertura, senza però venire espulso dal velivolo. Motivo per cui “non merita milioni e milioni di risarcimento”.

L’avvocato ha contestato questa affermazione, sostenendo che il suo assistito abbia subito il risucchio della testa e del braccio destro attraverso l’apertura del Boeing 737 a causa dell’improvvisa depressurizzazione. Per O’Leary questa versione non reggerebbe. Il Ceo ha poi attaccato la moglie dell’uomo coinvolto nel sinistro, definendola “piuttosto delirante”.

Fonte: IlTempo – 15 Settembre 2026

COMMENTO
C’è qualcosa di profondamente inquietante nella vicenda del passeggero Ryanair che, durante il volo da Salonicco a Monaco, si è ritrovato con il corpo proiettato fuori dal finestrino andato in frantumi. Un’esperienza che, per chi l’ha vissuta, non è certo una semplice “paura di volare”, ma un evento potenzialmente capace di lasciare conseguenze fisiche e psicologiche durature.
Eppure, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Michael O’Leary, l’uomo sarebbe stato risucchiato soltanto “verso” l’apertura, senza essere espulso dall’aereo.
Una precisazione che lascia francamente sconcertati. Perché, davanti a una simile tragedia sfiorata, sembra quasi che la differenza tra una vittima risarcibile e una non risarcibile debba essere la morte. Che cosa avrebbe dovuto fare quel passeggero per dimostrare di aver subito un danno abbastanza grave? Morire?
Dove si stabilisce il confine tra una tragedia e un semplice incidente quando si vola a migliaia di metri d’altezza?
E soprattutto: da quando il fatto di non essere stati espulsi da un aereo trasforma un incubo in qualcosa di trascurabile? Restare con parte del corpo fuori da un finestrino durante un volo non può certo essere considerato un’attrazione per i passeggeri. Né dovrebbe diventare una disputa semantica su quanto vicino alla morte sia arrivata una persona per meritare ascolto e tutela.
Prima ancora di parlare di milioni, sarebbe forse opportuno ricordare che dietro questa vicenda c’è un essere umano che é sopravvissuto a un’esperienza devastante.
E che la vera domanda, prima ancora di quanto valga un risarcimento, è un’altra: quanto vale, per una compagnia aerea, la sicurezza di un passeggero? Val. In.

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