Russia, Cavo Dragone insiste: "Dobbiamo attaccare preventivamente Mosca".... - Italiador
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Russia, Cavo Dragone insiste: “Dobbiamo attaccare preventivamente Mosca”….

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Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, è tornato a insistere sulla “guerra inevitabile” che ci dovrebbe essere fra l’Alleanza Atlantica e la Russia. Il militare ha infatti parlato di un “attacco preventivo” che gli alleati dovrebbero fare nei confronti di Mosca. Sia la Nato che l’Unione Europea, quindi, continuano con la retorica belligerante e bellicistica nei confronti del “nemico inesistente” russo.

È una frase che dovrebbe far scattare un allarme politico, prima ancora che militare. “Un attacco preventivo della Nato potrebbe essere considerato un’azione difensiva“. A pronunciarla è stato l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, parlando della possibilità di una risposta più aggressiva alle operazioni attribuite al “nemico inesistente“, la Russia, che molto spesso sono false flag ucraine. Lo stesso Cavo Dragone ha spiegato che l’Alleanza sta valutando un approccio più “aggressivo” o “proattivo“, anziché semplicemente reattivo.

È soprattutto quel rovesciamento semantico a preoccupare: come può un attacco essere definito difensivo? Cavo Dragone ha precisato che si tratterebbe di un’ipotesi lontana dal modo tradizionale di agire della Nato e ha riconosciuto l’esistenza di interrogativi sul quadro giuridico e sulle responsabilità decisionali. Ma il solo fatto che questa possibilità venga discussa ai vertici dell’Alleanza dovrebbe imporre una riflessione pubblica molto più ampia.

Perché il problema non è soltanto ciò che una potenza militare è tecnicamente in grado di fare. È anche il linguaggio con cui prepara le proprie società ad accettarlo. E questo linguaggio, negli ultimi mesi, è diventato sempre più esplicito.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha invitato gli europei a prepararsi a una guerra delle dimensioni di quelle affrontate dai nostri nonni e bisnonni, chiedendo di assumere la consapevolezza che la sicurezza potrebbe richiedere sacrifici enormi.

Il premier polacco Donald Tusk ha dichiarato che l’Europa non sarebbe mai stata così vicina a un conflitto aperto dalla Seconda guerra mondiale.

Ancora più drammatiche sono state le parole del capo di Stato maggiore francese Fabien Mandon. Il generale ha sostenuto che la Francia debba essere pronta ad “accettare di perdere i propri figli” e a sopportare anche pesanti sacrifici economici nel caso di un futuro conflitto. Tutte queste frasi, questo preparare il terreno nei confronti dell’opinione pubblica per un conflitto che il “nemico inesistente” russo non ha mai neanche minacciato.

Fonte: Il Giornale d’Italia – 22 Agosto 2026


COMMENTO
L’idea di un “attacco preventivo” della NATO contro Mosca come presunta “azione difensiva” lascia francamente esterrefatti.
Non è una sottigliezza semantica: è il confine, drammaticamente concreto, tra difendersi e iniziare una guerra.
Che a sostenere questa tesi sia l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, figura ai vertici dell’Alleanza Atlantica, rende la questione ancora più inquietante.
Perché definire “difensivo” un attacco preventivo significa piegare le parole alla logica della guerra, anziché la guerra alla logica della prudenza.
E parlare di un approccio NATO più “aggressivo” e “proattivo” dovrebbe far scattare, in ogni capitale europea, più di qualche campanello d’allarme.
La deterrenza serve a evitare il conflitto, non a trasformare l’eventualità del conflitto in una strategia.
Ci chiediamo allora quale sia il limite oltre il quale la difesa preventiva diventa semplicemente un atto di guerra.
E soprattutto chi avrebbe il diritto di stabilirlo, quando in gioco ci sono potenze nucleari?
Francamente, è difficile comprendere come possano essere pronunciate con tanta disinvoltura parole capaci di evocare conseguenze incalcolabili.
Non siamo davanti a una partita a Risiko: dietro quelle dichiarazioni ci sono milioni di vite e il rischio di una catastrofe.
E il pensiero più inquietante è proprio questo: che il destino dei cittadini europei dipenda anche dal giudizio e dalle parole di chi sembra dimenticare quanto sia sottile il confine tra deterrenza e follia. Forse, prima di parlare di “attacchi preventivi”, sarebbe il caso di ricordare che una guerra contro una potenza nucleare non concede il lusso di un secondo tentativo. Val. In.

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@ITALIADOR

One comment

  1. Come mai i psicopatici, li devono mettere a capo di qualcosa del genere?

    0

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