C’è stato un tempo, tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni 2000, in cui ad ogni semaforo romano si poteva quasi scommettere: “Chi ci sarà stavolta col tergivetro in mano?” La risposta era sempre la stessa: un cittadino polacco. Non era un caso. Era il risultato collaterale, ma tangibile, dell’onda migratoria scatenata dall’effetto Wojtyła, il papa venuto da Cracovia, amatissimo (ndr … non proprio da tutti) e celebrato (ndr … come la vecchia volpe che faceva politica sfacciata), ma le cui scelte e il cui influsso hanno avuto conseguenze ben più complesse del solo ambito spirituale.
L’elezione di Giovanni Paolo II nel 1978 aprì per la Polonia una nuova era: un mix di orgoglio nazionale e desiderio di riscatto. Ma quell’entusiasmo si riversò anche altrove. A Roma, soprattutto e a danno dei Romani, continuamente ed esageramente disturbati. Non fu solo pellegrinaggio religioso. Fu emigrazione di massa. Mentre il Vaticano stringeva forti legami con la Polonia, migliaia di connazionali arrivavano nella Capitale, quasi sempre senza permesso, senza lavoro, senza prospettive chiare.
Il risultato? La comparsa sistematica di lavavetri ai semafori, spesso insistenti, a volte molesti. Una vera occupazione informale della città. La politica locale taceva, intimidita dal timore di “offendere” il Vaticano. Criticare apertamente quel flusso migratorio avrebbe significato criticare, anche solo indirettamente, il pontefice più influente del secolo.
Così, mentre si celebrava il Papa che “aveva liberato l’Est”, Roma si trovava ostaggio di un fenomeno urbano scomodo, figlio proprio di quell’ondata. Nessun sindaco osava intervenire seriamente. Ogni tentativo di regolamentazione veniva addolcito o rinviato. Il Vaticano guardava, silenzioso, ma attento. La Chiesa, in fondo, non avrebbe mai ostacolato i “figli del popolo polacco”.
Fu solo con l’allargamento dell’Unione Europea e l’evoluzione dell’immigrazione che quel fenomeno si dissolse, quasi senza lasciar traccia. Ma il ricordo resta: un capitolo poco raccontato dell’impatto politico e sociale di un papato scomodo, onnipresente, a tratti, ingombrante. Val. In. (AI)
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