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Perché la NASA rinvia il ritorno sulla Luna

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Su Marte troppo complicato andarci senza crepare, altro che trasferirci l’umanità, se ne è reso contro anche Elon Musk, e per la la Luna anche la NASA ha deciso che Artemis III non atterrerà (o non allunerà, fate voi). Il nuovo amministratore Jared Isaacman ha appena rivisto il programma in modo elementare e con buon senso: prima di tornare sulla superficie bisogna far funzionare davvero tutto alla perfezione, perché non ci torna con le ragioni degli anni Sessanta né con il budget. Per cui cambio di programma: Artemis III diventa una missione di rendez-vous in orbita terrestre bassa (cioè nello spazio vicino alla Terra) con la capsula Orion (la navicella per gli astronauti) lanciata dal razzo SLS (il grande lanciatore NASA) che si aggancia a uno o due lander commerciali, Starship di SpaceX o Blue Moon di Blue Origin (i veicoli che in futuro dovranno scendere sulla Luna).

Il primo allunaggio slitta così a Artemis IV, non prima del 2028, per retromarcia tecnica, e anche geopolitica, e di bilancio: ogni architettura lunare implica standard, infrastrutture cislunari (lo spazio tra Terra e Luna), accesso alle risorse polari, quindi alleanze e costi non indifferenti, e in una fase internazionale più tesa, con spese per difesa e sicurezza tecnologica in aumento, la Luna non è una priorità. Artemis, a differenza di Apollo, non ha il ritmo della necessità: Mercury, Gemini, Apollo volavano ogni pochi mesi, Artemis ogni pochi anni, e nello spazio la frequenza è la competenza. Isaacman vuole ridurre l’intervallo «da tre anni a uno perché senza voli regolari si perde perfino la “muscle memory” organizzativa».

Insomma, Artemis III non scenderà sulla Luna, servono più sperimentazioni e prove per farlo in sicurezza. Gli USA hanno il fiato della CINA sul collo, vero, ma vale anche viceversa, e non solo per la Luna, anzi.

Di certo sulla Terra si accumulano crisi più tangibili, e anche le persone che il 20 luglio del 1969 erano attaccate alla tv per seguire il primo allunaggio hanno ben altro a cui pensare, se gli parli di Artemis non sanno neppure cos’è, e se glielo spieghi ti rispondono “ma stic****”.

Fonte: IlGiornale – Massimiliano Parente – 28 Febbraio 2026


COMMENTO
Nel 1969, l’uomo atterrò presumibilmente sulla Luna con tecnologie rudimentali: un computer con capacità infinitamente inferiori a quelle di un moderno smartphone ed un razzo che sembrava più un esperimento che una realizzazione tecnologica. Eppure, l’umanità apparentemente ce la fece. Oggi, 57 anni dopo, nonostante i progressi straordinari in ogni campo della scienza e della tecnologia, il ritorno sulla Luna appare un’impresa ardua, se non impossibile. Eppure, con tutte le innovazioni che abbiamo a disposizione, come mai sembra più difficile realizzare un’impresa che, all’epoca, sembrava un sogno folle? È possibile che dietro questa apparente contraddizione ci sia più di una questione tecnica? La Luna, forse, è diventata improvvisamente troppo lontana per poterla raggiungere e dobbiamo dubitare su quanto accaduto quel famoso 20 Luglio del ’69? Val. In.

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