Per i romani il Lido di Ostia è “il mare di casa”, a soli 27 chilometri dal Campidoglio. Un patrimonio geografico, storico e ambientale che poche capitali europee possono vantare. Eppure Ostia resta un’occasione mancata, un luogo sospeso tra un potenziale enorme ed una realtà segnata da degrado, abusivismo e assenza di una visione chiara. Una contraddizione che nel tempo ha alimentato polemiche politiche, accuse incrociate e un senso diffuso di frustrazione.
Il paragone con Miami, evocato da molti osservatori, non è soltanto una provocazione. Un lungomare di circa 17 chilometri, dal Porto turistico a Capocotta, una pineta vasta e preziosa, un’area archeologica tra le più importanti al mondo, l’aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci a pochi minuti e un mare che, a poche centinaia di metri dalla riva, assume il tipico colore blu del Mediterraneo. Gli ingredienti per trasformare Ostia in un’area prestigiosa, ordinata, sicura e con accesso libero al mare ci sono tutti.
Eppure, secondo una classifica del quotidiano britannico Telegraph, Ostia è arrivata a essere definita “la seconda località di mare più brutta d’Europa”. Un giudizio duro, che fotografa non tanto la natura del luogo, quanto il suo stato di abbandono. Stabilimenti fatiscenti, spazi pubblici maltenuti, servizi carenti e una presenza storica della criminalità organizzata che ha frenato investimenti e sviluppo.
Nel dibattito politico, c’è chi individua una responsabilità precisa nelle amministrazioni capitoline che si sono succedute negli ultimi decenni. Secondo questa lettura, Ostia pagherebbe ancora una sorta di rimozione ideologica: luogo simbolo del fascismo durante il Ventennio, vetrina del regime e motivo di orgoglio per Mussolini, sarebbe poi diventata, per contrapposizione, un’area da non valorizzare pienamente. Una tesi polemica ma diffusa, riassunta dall’amara ironia secondo cui “ci si penalizza da soli per far dispetto alla moglie”.
Al di là delle etichette politiche, il dato di fatto è che nessuna giunta, di destra o di sinistra, ha mai davvero investito sul mare di Roma con un progetto strutturale, continuo e di lungo periodo. Interventi spot, promesse elettorali, piani mai completati hanno lasciato Ostia in una perenne transizione, senza una vera svolta.
Eppure la rinascita del Lido avrebbe un valore che va ben oltre i confini del Municipio. Riqualificare Ostia significherebbe restituire prestigio a Roma stessa, offrendo alla Capitale un fronte marittimo all’altezza delle grandi città globali. Un grande peccato, dunque, ma anche una grande occasione ancora possibile: Ostia potrebbe risorgere, se solo la politica decidesse finalmente di guardare al mare non come a un problema, ma come a una risorsa strategica. Val. In.
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