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“Legittimi odio e violenze”. La Drag Queen fa lezione ai bimbi, poi attacca i Pro Vita

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“Voi lo sapete che cos’è una Drag Queen?”. Così, alcuni giorni fa, a Napoli, Mariano Gallo in arte Priscilla Drag, si è presentato a un gruppo di bambini tra i 5 e i 10 anni. E poi ha aggiunto: “È una persona a cui piace giocare con i tacchi, con le parrucche, con i trucchi, con le paillettes, con i costumi molto esagerati…”. Alla fine, poi, sempre rivolgendosi ai bambini, ha chiesto: “Ma secondo voi, soltanto le femminucce possono giocare con i tacchi o con i trucchi?”.

Un episodio divenuto virale che ha provocato l’indignazione di Jacopo Coghe, direttore Generale, di Pro Vita & Famiglia e che per questo motivo è stato attaccato da “Priscilla” la quale ha pubblicato un contro-video in cui si sente l’esponente cattolico pro-life parlare con una voce modificata che lo ridicolizza. Coghe, reo soltanto di essersi opposto a un indottrinamento dei minori, è stato accusato di “legittimare odio e violenza”. Un’accusa che potrebbe essere oggetto di querela. Ma non solo. La Drag Queen ha promesso che continuerà a entrare nelle scuole e a incontrare bambini e bambine come previsto il prossimo 4 Giugno a Civitavecchia.

Antonio Brandi, presidente Pro Vita & Famiglia, è sceso in campo per sostenere Coghe e invitando i sostenitori della Onlus di ispirazione cattolica a sottoscrivere a fare altrettanto. “Le Drag Queen sono uomini travestiti da donne con abbigliamenti esagerati e spesso di pessimo gusto. Quella di cui ti parlo è molto famosa, si fa chiamare Priscilla. Ma il suo nome è Mariano, perché è un uomo”, scrive Brandi. Che, poi, aggiunge: “Si definisce ‘un’attivista queer e transfemminista’ e promuove l’agenda politica del movimento LGBT”. Brandi, poi, ha ricordato che lo scorso 9 maggio, “Priscilla” era nuovamente a confronto con dei bambini a cui ha spiegato che “una Drag Queen è come il supereroe di un cartone animato”.

Secondo il presidente Pro Vita & Famiglia, invece, “Le Drag Queen sono uomini travestiti da donne con abbigliamenti esagerati e spesso di pessimo gusto” e, quindi, non supereroi e tanto meno un modello da imitare.

Fonte: IlGiornale – Francesco Curridori – 13 Maggio 2026


COMMENTO

Alcuni giorni fa, in una scuola di Napoli, un episodio ha scosso molti genitori: un “Drag Queen” è entrato in aula per spiegare ai bambini tra i 5 e i 10 anni la propria inclinazione. Un evento che molti definiscono disdicevole, se non addirittura contrario al buon senso e alla morale. La sorpresa, per alcuni, è stata tanto la presenza dell’ospite, quanto il modo in cui è stata gestita: genitori scavalcati, istituzioni complici, e bambini coinvolti senza alcuna possibilità di scelta.

Ci si chiede: come può accadere che una scuola, luogo di formazione e protezione, diventi il palcoscenico di una lezione che é propaganda al cento per cento? E soprattutto, qual è il ruolo dei genitori? Non hanno forse il diritto sacrosanto di sapere cosa viene insegnato ai loro figli? Non dovrebbero avere la possibilità di decidere se certi argomenti siano appropriati per l’età dei loro bambini?

Questo episodio solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra scuola, Stato e famiglia. La libertà educativa dei genitori sembra sempre più sacrificata sull’altare di un permissivismo diffuso: dalle aule alle trasmissioni televisive, si assiste a un fenomeno di condizionamento culturale mascherato da modernità.

Se l’educazione non passa più attraverso il buon senso e la collaborazione tra insegnanti e famiglie, rischiamo di delegare la crescita dei nostri figli a chi decide arbitrariamente cosa sia “educativo”. Il dibattito è inevitabile: fino a quando le istituzioni permetteranno che i genitori siano messi ai margini delle scelte educative? Fino a quando questo permissivismo senza confini continuerà a invadere scuole, TV e società, ignorando la responsabilità primaria di chi ha il diritto e il dovere di proteggere i più piccoli?

In gioco non c’è solo una lezione in aula, ma il principio fondamentale del rispetto della famiglia e della libertà educativa. Val. In.

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