Leader di AfD Alice Weidel alza la posta in vista delle elezioni: rimpatri forzati, frontiere chiuse, uscita da Schengen e dall’Euro - Italiador
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Leader di AfD Alice Weidel alza la posta in vista delle elezioni: rimpatri forzati, frontiere chiuse, uscita da Schengen e dall’Euro

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Era già da tempo che la leader del partito AfD, Alice Weidel, prometteva cambiamenti nella politica interna ed estera della Germania, sostenendo che ciò fosse necessario per proteggere gli interessi a lungo termine dei cittadini tedeschi. Nell’ultima intervista rilasciata alla ZDF, la seconda rete tv pubblica del Paese, Weidel chiarisce una volta per tutte come, per lei, questi interessi dovrebbero essere difesi.

Qualora arrivasse al governo federale: chiusura delle frontiere, rimpatri anche forzati, uscita dall’area Schengen se l’Europa non fosse in grado di proteggere i propri confini esterni, abbandono dell’Euro, retromarcia sulle politiche climatiche e difesa dell’industria automobilistica tedesca e dei motori a combustione.

Ascoltando integralmente i circa 20 minuti dell’intervista, sono soprattutto alcuni passaggi a restituire la portata del progetto politico che Weidel rivendica, e il più duro riguarda l’immigrazione. «A tutti i profughi siriani deve essere revocato lo status di protezione, perché è venuta meno la ragione della fuga. Queste persone devono tornare nel loro Paese. Se non se ne vanno volontariamente, allora devono essere rimpatriate con la forza». L’intervistatore, Wulf Schmiese, sposta la questione dalle dichiarazioni alla loro fattibilità. Per espellere cittadini siriani e afghani servono accordi di riammissione: Afghanistan e Siria devono cioè essere disposti a riprendersi i propri cittadini. L’AfD ha contatti con quei Paesi per realizzare rimpatri su larga scala? Weidel non dà una risposta precisa. Riporta il problema a monte: «Che cosa succede in Germania dal 2015? Immigrazione illegale senza freni, frontiere aperte, può entrare chiunque. La nostra sicurezza interna ne risente. La gente, francamente, ne ha fin sopra i capelli di questa situazione». Poi alza ulteriormente i toni: «Non abbiamo più certezza del diritto. La nostra sicurezza pubblica è a rischio. Le donne non escono più. Ovunque aggressioni con coltelli, stupri di gruppo» Il punto, secondo Weidel, è quindi impedire prima di tutto nuovi ingressi: «Il problema comincia alle nostre frontiere. Noi le chiuderemo…Quando vedo situazioni come quella di Ceuta, allora usciamo da Schengen».

Per la leader dell’AfD il principio alla base dell’accordo europeo è questo: frontiere interne aperte soltanto se quelle esterne sono realmente protette. Se entrambe rimangono aperte, sostiene, il sistema non può funzionare. 

Per l’AfD il primo banco di prova sarà il 6 settembre in Sassonia-Anhalt. I sondaggi danno l’AfD in testa con il 41% delle preferenze, contro il 24% della CDU. Per la leader, l’AfD governerà prima nei Länder e successivamente a livello federale. Alla CDU riserva invece una previsione opposta: «Non vincerà più nemmeno un’elezione federale».

Migrazione e sicurezza occupano la parte più dura del confronto, ma non sono gli unici terreni sui quali Weidel promette rottura. C’è anche l’euro: «La Germania stava decisamente meglio prima della sua introduzione», afferma, parlando di un «impoverimento» di ampie fasce della popolazione lavoratrice e della perdita di posti di lavoro.

Poi c’è il clima. L’intervistatore cita le migliaia di morti attribuite alle ondate di calore in Germania e le chiede perché il tema sia quasi assente nell’agenda dell’AfD. La risposta è netta: «Il cambiamento climatico c’è sempre stato. Abbiamo avuto periodi caldi e periodi freddi, fa parte della storia» ed è sulle conseguenze economiche delle politiche ambientali che Weidel si concentra: «Non condividiamo affatto tutta questa politica che porta allo smantellamento del cuore industriale del Paese e alla chiusura dei centri cittadini in nome della presunta tutela del clima».

Per Weidel, la Germania sta commettendo l’errore di penalizzare una tecnologia sulla quale ha costruito per decenni parte della propria potenza industriale: «Che cosa fa lo Stato tedesco con le auto cinesi? Le sovvenziona. E penalizza le automobili tedesche con un motore a combustione. Penalizza la nostra tecnologia». Schmiese controbatte che il mercato sta cambiando e che anche in Cina l’auto elettrica avanza. Weidel risponde: «Le persone vogliono guidare una buona automobile con motore a combustione. La chiedono, la vogliono anche i cinesi». Quindi per l’intervistata, la Germania non starebbe perdendo la propria forza industriale perché superata dagli altri, ma perché avrebbe scelto volontariamente di rinunciarvi.

Frontiere, rimpatri, Schengen, euro, clima e automobile. Presi singolarmente sono temi sui quali l’AfD si esprime da anni. Messi uno accanto all’altro restituiscono l’idea di una Germania che dovrebbe rompere con una parte rilevante delle politiche seguite negli ultimi anni, a Berlino come a Bruxelles. Staremo a vedere se gli elettori tedeschi accorderanno ad Alice Weidel la possibilità di trasformare il suo programma da opposizione in governo.

Fonte: Il Giornale d’Italia – Virginia Camerieri – 23 Agosto 2026

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