La svolta sui balneari porta affari d’oro alle multinazionali e salassa i turisti. - Italiador
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La svolta sui balneari porta affari d’oro alle multinazionali e salassa i turisti.

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La liberalizzazione dei lidi (ndr … secondo la versione ufficiale) doveva fermare i rincari e invece ha aperto ai colossi del lusso e a chi acquista e subaffitta licenze. Lo chiamano libero mercato, ma è una confisca in nome dell’Europa». Fabrizio Licordari presidente di Assobalneari, la maggiore delle associazioni tra chi gestisce i lidi aderente a Confindustria, torna a suonare la carica. Sull’annosissimo tema delle concessioni non si è fatto un passo avanti «anzi se ne sono fatti molti indietro e la manifestazione organizzata a Sanremo davanti all’Ariston durante il Festival dimostra che la categoria è stanca di continui soprusi e incertezze».

La direttiva Bolkestein dietro cui si ripara la Commissione europea doveva servire a mitigare il cosiddetto «caro ombrellone» e a liberalizzare le licenze. Il risultato è esattamente l’opposto. Avremo quest’anno un’ impennata dei prezzi perché le poche gare che si sono sin qui concluse – un migliaio su circa 25.000 concessioni in scadenza – per la riassegnazione delle «licenze» sono state vinte nella stragrande maggioranza da gruppi finanziari. Le multinazionali sono già sbarcate in Costa Smeralda e oggi i titolari delle circa 1.500 concessioni dell’isola temono «un effetto Grecia».   Grandi gruppi come Lvmh, Forte, Dior, Dolce & Gabbana, Missoni, Loro Piana e Armani e in ultimo Del Vecchio junior stanno acquisendo concessioni che piano piano vanno all’asta: dalla Sardegna, alla Versilia passando per Sicilia e Romagna. Molti di questi lidi vengono trasformati in mete di lusso con un aumento vertiginoso dei prezzi (e ovviamente una qualità altissima dei servizi) ma ci sono anche gruppi immobiliari che fanno incetta di licenze e poi le subaffittano ai vecchi gestori. «Partecipano alle aste», evidenzia Licordari,  «poi vanno dal vecchio concessionario e gli dicono: se mi dai 50.000 Euro ti lascio la gestione.

In pratica visto che uno degli argomenti forti di chi contesta il nostro turismo balneare è che si pagano concessioni irrisorie al demanio con le aste si raggiunte questo eccezionale risultato: il canone anche raddoppiato per lo Stato resta basso, i grandi gruppi lucrano sul subaffitto della gestione e il cliente alla fine paga di più».  Che via sia questo tentativo di scalare le vecchie imprese familiari – in Italia sono 30.000 con, malcontati, 300.000 addetti – è confermato dalla nascita del cosiddetto «club deal» Onda che riunisce Marzotto, Enrico Giacomelli di Namirial, Rivetti, storica dinastia del tessile che ha lanciato Stone Island, Zucchetti, leader del software, Davide Tavaniello e la famiglia Lunelli delle Cantine Ferrari. Questo trust sta partecipando a tutte le aste del Nord-Est. La ragione? Sta nei numeri. Il business balneare in sé fattura attorno ai 25 miliardi, se sviluppa l’indotto – dalla ristorazione alle Spa passando per la moda-  Nomisma stima che si arrivi  a sfiorare i cento miliardi. «Ho provato a spiegarlo», dice ancora Licordari, «cento volte a Salvatore D’Acunto che è uno dei direttori della Concorrenza a Bruxelles, ma lui non ci riceve neppure e ha un giudizio non troppo lusinghiero dei nostri governi».  La pratica stabilimenti balneari è ferma a un anno fa. Le concessioni sono prorogate fino al settembre del 2027, possono esserci in casi particolari slittamenti di altri sei-otto mesi ma entro la fine di quest’anno le gare vano espletate. Il problema è che non si sa come. Ogni comune va in ordine sparso: c’è chi fa concessioni e cinque anni, chi a venti, chi a tre. In Liguria è un caos con continui ricorsi al Tar e con sindaci come Mattia Fiorini di Spotorno che vuole almeno il 40% di spiagge libere.

C’è poi un tema cruciale: quello degli indennizzi. Anche qui c’è una confusione normativa assoluta. Secondo l’articolo 49 del codice della navigazione chi perde la concessione non ha diritto a nulla e tutto ciò che ha costruito sul demanio viene inglobato dallo Stato. Per il Consiglio di Stato è così mentre la Cassazione si ritiene che il subentro nella concessione messa all’asta segni una continuità di attività e dunque ci sia diritto all’indennizzo. Anche su questo punto il governo sta preparando un decreto che dovrebbe consentire al vecchio gestore di recuperare gli investimenti fatti negli ultimi cinque anni e non ancora ammortizzati. «È l’ennesima presa in giro», sottolinea Licordari, «perché negli ultimi cinque anni nessuno ha più investito e se non mi paghi l’avviamento, non mi fai recuperare l’investimento che ho fatto sulle strutture, sui moli, sulla depurazione, sulla sicurezza in mare e la tutela dell’ambiente mi stai confiscando un bene, non è neppure un esproprio perché almeno quello prevede un indennizzo». Se la Bolkestein doveva servire a liberalizzare il mercato e ad abbassare le tariffe ha fallito. E poi c’è sempre l’interpretazione della direttiva. «Per essere applicata»  -spiega il presidente di Assobalneari, «prevede che vi sia scarsità della risorsa, noi e i tecnici che hanno lavorato al tavolo interministeriale voluto da Giorgia Meloni abbiamo dimostrato, e lo abbiamo inutilmente ripetuto anche a Salvatore D’Acunto, che solo il 34% delle spiagge italiane è coperto da concessioni; non c’è alcuna scarsità». Semmai rischia che finiscano per scarseggiare i turisti.

Fonte: LaVerità – Carlo Cambi – 10 Marzo 2026

COMMENTO
La liberalizzazione dei lidi doveva fermare, sulla carta, i rincari, tutelare gli amanti del mare, invece ha aperto la strada a speculatori nazionali ed esteri. Lo chiamano libero mercato, ma è una confisca, “stile mafioso” in nome dell’Europa. La spiagge sono dello Stato e quindi di TUTTI i cittadini, ricchi e poveri. I gestori sono decenni che, nonostante gli investimenti compiuti e lavori eseguiti molto spesso anche abusivamente, hanno straguadagnato, quindi non c’é proprio nulla da restituire, ne  tantomeno si deve parlare di riconoscere l’avviamento dell’attività. Qualcuno dirà: ma a noi fa piacere avere l’ombrellone e le sdraio e pagare oltre 100 Euro per una giornata al mare, certo vuol dire che te ne freghi del tuo prossimo essendo un fortunato con  denaro (poi ci spieghi come hai guadagnato tutti questi soldi). In Italia forse, al massimo, dovrebbero esserci 1%-2% di spazi riservati a strutture di prestigio, il resto dovrebbe essere pulito, libero e senza ingombri, con parcheggi gratuiti esattamente come a Cannes in Francia, In spiagga ci vai quando vuoi e ci stai quanto vuoi senza pagare 1 Centesimo di parcheggio. Quello che invece andrebbe fatto é rilasciare licenze per far impiantare, sotto controllo ed in maniera omogenea e sparsi sulle coste, dei punti ristoro con servizi igienici a prezzi calmierati, ma senza noleggio di sdraio ed ombrelloni. Tutti devono avere la possibilità di godere del mare, anche se senza un Euro in tasca. Il resto é MAFIA. Val. In.  

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