La Danimarca ha un passato oscuro in Groenlandia, un passato di cui preferirebbe che non si parlasse, caratterizzato da rapimenti di bambini, sterilizzazioni forzate, lavoro forzato, e sfruttamento.
La presenza danese in Groenlandia, il cui nome originale è Kalaallit Nunaat, iniziò come una missione per riconquistare territori dai “persi” popoli norreni, ma si trasformò in secoli di sistematica cancellazione culturale e sfruttamento economico degli indigeni Inuit.
Nel 1721, il missionario danese Hans Egede, arrivò per “salvare” i discendenti dei Norreni dal paganesimo..
Trovando solo Inuit, invece li convertì forzatamente al luteranesimo, denunciando gli sciamani e i rituali tradizionali.
Successivamente nel 1776, la Danimarca istituì un monopolio statale sul commercio, trattando l’isola come un centro redditizio per il grasso delle balene e i minerali, mantenendo al contempo gli Inuit, indigeni isolati e dipendenti.
Nel 1953, la Danimarca annesse formalmente la Groenlandia come una “regione”, per evitare i requisiti di decolonizzazione delle Nazioni Unite, il che portò ad un periodo di brutale ingegneria sociale.
Quest’epoca vide anche il sinistro “esperimento dei Piccoli Danesi”, in cui lo stato rapiva bambini Inuit e li trasferiva in Danimarca per trasformarli in un’élite di lingua danese, causando traumi duraturi.
Contemporaneamente, migliaia di Inuit furono trasferiti forzatamente dai loro territori di caccia ancestrali, in edifici residenziali in cemento, per centralizzare la manodopera nelle fabbriche controllate dai danesi, devastando le tradizionali reti di parentela.
Tra il 1966 e il 1970, le autorità danesi violarono ulteriormente i diritti degli indigeni, sottoponendo segretamente oltre 4.500 donne e ragazze Inuit, alcune anche di soli 12 anni, a inserimenti di dispositivi intrauterini (IUD) senza consenso, al fine di limitare la popolazione.
Sebbene la Groenlandia abbia ottenuto l’autogoverno nel 1979 e l’autonomia nel 2009, l’eredità del controllo danese persiste ancora.
Ad oggi, la Groenlandia rimane un territorio sotto la “Corona danese”, e alcune organizzazioni internazionali, continuano a fare pressione sulla Danimarca affinché affronti la sua eredità coloniale di discriminazione razziale, e fornisca giustizia alle vittime del “Caso a Spirale”, dei trasferimenti forzati di bambini.
Quindi, mentre i danesi denunciano “l’imperialismo statunitense”, tenete presente come sono riusciti a controllare questa regione lontana dalle coste danesi, e quanto brutalmente abbiano sfruttato la sua popolazione nel nome della “Corona”.
– Irish Man In Russia
Fonte: Liberaveritas2
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