La Costituzione Italiana troppo spesso viene ignorata ed il garante NON garantisce proprio nulla. - Italiador
Breaking news

La Costituzione Italiana troppo spesso viene ignorata ed il garante NON garantisce proprio nulla.

8+

C’è una domanda che, prima o poi, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di porre senza infingimenti: se la Costituzione italiana tutela la libertà di circolazione e soggiorno, perché per entrare in determinati luoghi del nostro Paese si deve pagare?

L’articolo 16 parla chiaro: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale», ammettendo limitazioni stabilite dalla legge «in via generale per motivi di sanità o di sicurezza». Non si parla di biglietti, tariffe, contributi di accesso o ticket turistici. Eppure oggi si discute, e in alcuni casi si è già provveduto, di far pagare l’accesso a luoghi che appartengono al patrimonio collettivo.

Venezia è il caso più clamoroso. Una città italiana, non un parco divertimenti. Eppure, in determinate giornate, il visitatore deve pagare un contributo per accedervi. E allora viene spontaneo chiedersi: dove finisce la legittima esigenza di regolamentare i flussi turistici e dove comincia la trasformazione di un diritto in un servizio a pagamento?

Lo stesso interrogativo vale, almeno sul piano simbolico, per la Fontana di Trevi. Ammirare uno dei monumenti pubblici più celebri d’Italia dovrebbe diventare un’esperienza subordinata alla capacità o alla volontà di pagare? Se domani qualcuno decidesse di imporre un ticket per passeggiare in una piazza storica, visitare un centro cittadino o sostare davanti a un monumento, quale sarebbe il limite?

È qui che la questione diventa politica e costituzionale, non semplicemente turistica.

Naturalmente si può sostenere che una cosa è la libertà di circolare sul territorio nazionale e altra cosa è l’accesso regolamentato a determinati beni culturali o aree sottoposte a particolari misure di gestione. È un argomento giuridicamente inaccettabile e proprio per questo dovrebbe essere affrontato con chiarezza una volta per tutte, non con formule elastiche capaci di giustificare, a seconda delle convenienze, tutto e il contrario di tutto.

Perché il problema italiano, forse, è anche questo: abbiamo una Costituzione che tutti invocano quando conviene e interpretano quando serve. La si celebra nelle cerimonie ufficiali, la si cita nei discorsi solenni, la si definisce la «carta fondamentale» della Repubblica. Poi, nella vita concreta, il cittadino scopre che un diritto apparentemente garantito può essere circondato da eccezioni, regolamenti, autorizzazioni, divieti e, sempre più spesso, pagamenti.

E qui arriviamo al punto più delicato: il ruolo del Presidente della Repubblica.

La Costituzione attribuisce al Capo dello Stato importanti funzioni, ma definire il presidente della repubblica il «garante della Costituzione» é un’esagerazione, considerato il fatto che sono più le volte che la Costituzione viene ignorata e calpestata da poteri politici ed amministrazioni locali.

La verifica della legittimità costituzionale delle leggi e norme locali spetta alla Corte costituzionale.

E la domanda corretta é: chi tutela concretamente il cittadino quando una libertà costituzionale viene progressivamente circondata da limitazioni che diventano la normalità?

Il rischio è che la Costituzione finisca per essere percepita non come una garanzia concreta, ma come un testo solenne da applaudire nelle ricorrenze. Una carta bellissima, certamente. Ma una carta che rischia di perdere valore agli occhi dei cittadini se le parole che contiene sembrano valere diversamente a seconda delle circostanze.

La Costituzione non dovrebbe essere una carta straccia. Ma nemmeno una carta da interpretare opportunisticamente.

Se la libertà di circolazione è un diritto, bisogna spiegare con precisione quando può essere limitata, da chi, per quale ragione e con quali garanzie. E soprattutto bisogna evitare che la logica del «si paga per entrare» diventi così normale da farci dimenticare una cosa elementare: l’Italia non è un prodotto commerciale da vendere a pezzi ai suoi stessi cittadini.

Venezia, Roma, Firenze, Napoli e tutte le altre città d’arte non sono semplicemente destinazioni turistiche. Sono parte della storia e dell’identità nazionale.

E se davvero la Costituzione è la carta del popolo, forse sarebbe arrivato il momento di ricordarsi che il popolo non è soltanto colui che paga il biglietto. Val. In.

8+
Se ti é piaciuto, Condividi.
@ITALIADOR

Lascia un Commento

L 'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi richiesti sono contrassegnati *

*

17 − due =

WpCoderX