Indagini Garlasco? Errori a non finire, ora sembra una "fiction". - Italiador
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Indagini Garlasco? Errori a non finire, ora sembra una “fiction”.

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CSI Garlasco – Quando la scienza del crimine incontra il bricolage investigativo. Se a Garlasco, invece che la polizia italiana, fosse arrivato Horatio Caine con i suoi occhiali da sole e il vento artificiale nei capelli, forse oggi avremmo un finale diverso. O almeno, una sigla dei The Who in sottofondo. L’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, diventata uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia, è stata una lunga serie di “colpi di scena” e “incidenti di percorso” che, a confronto, fanno sembrare CSI: Miami un manuale di metodologia scientifica.

Già la scena del crimine: un capolavoro di contaminazione. Impronte digitali? Mischiate. Tracce di sangue? Calpestate. Scarpe degli agenti? In libera uscita. A un certo punto mancava solo che qualcuno facesse una grigliata in giardino. Horatio, probabilmente, avrebbe fermato tutti alla porta, togliendosi gli occhiali e sussurrando: “Questo… non è un picnic.”

Poi ci sono gli oggetti “smarriti”. Il famoso coltello? Trovato, testato, poi scartato. Il cellulare? Toccatissimo. Il lavandino del bagno? Una piccola crime scene a sé stante. Gli esperti di CSI avrebbero messo sotto sequestro anche il gatto, per sicurezza. Noi, invece, ci siamo accontentati di una lavatrice piena di mistero.

Le testimonianze, poi, sembravano scritte da un autore di Beautiful: ricordi che cambiano, orari elastici, suoni misteriosi di tapparelle, vicini che diventano improvvisamente esperti di acustica. Immaginate invece Horatio che, con un sopracciglio alzato, analizza l’audio: “Quel tonfo non è una tapparella. È un alibi che cade.”

E non parliamo della gestione mediatica. Ogni giorno un’ipotesi diversa, ogni talk show un laboratorio improvvisato. In America, la squadra di CSI avrebbe sigillato tutto in un hangar blindato. In Italia, abbiamo avuto le dirette da Garlasco con grafici, modellini e il solito opinionista che “io l’ho sempre detto, il fidanzato non mi convinceva”.

Alla fine, la verità si è persa tra microscopi impolverati e piste mai seguite. Se fossero intervenuti gli esperti di Miami, avrebbero analizzato le fibre, tracciato i movimenti con i satelliti e, probabilmente, risolto tutto in 42 minuti, spot inclusi. Invece noi ci siamo ritrovati con anni di processi, perizie e controperizie, e un caso che ancora oggi fa discutere più delle repliche di Un posto al sole.

Morale: l’indagine di Garlasco è la dimostrazione che la realtà, a volte, è più tragicomica della fiction. E che, se mai dovessimo risolvere un delitto in Italia, converrebbe chiamare prima Horatio Caine. Anche solo per l’effetto speciale degli occhiali. Val. In.

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