Sedersi ad aspettare è una forma di tradimento silenzioso.
Ogni giorno, speriamo che qualcuno, da qualche parte, faccia ciò che è giusto.
Aspettiamo un gesto, una legge, un segnale di buon senso.
Ma aspettare è come nutrire un coccodrillo.
Lo vedi lì, silenzioso, pronto a mordere.
Ogni esitazione è una carezza che lo rinforza.
Ogni scusa, ogni “non è il mio turno”, lo ingrossa.
Ci illudiamo di sopravvivere perché pensiamo di essere ultimi.
La realtà è diversa.
Il coccodrillo non ha favoritismi.
Non premia la pazienza.
Morde chiunque gli passi davanti.
E allora restare immobili diventa complicità.
Ogni minuto di inattività è un pasto.
Ogni dubbio e ogni timore lo nutrono.
Non c’è protezione nell’attesa.
L’unico modo per sopravvivere è agire.
Non aspettare che qualcun altro faccia il giusto.
Non rimandare, non delegare la coscienza.
Alzati, muoviti, scegli.
Perché il coccodrillo che abbiamo nutrito con la nostra inerzia…
prima o poi ci troverà.
E allora sarà troppo tardi.
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