Ergastolo per Vickrum Digwa, ma il caso Henry Nowak divide ancora in UK: proteste e indagini su polizia che lo arrestò scambiandolo per aggressore-razzista
La condanna all’ergastolo di Vickrum Digwa non ha chiuso il caso Henry Nowak, anzi nel Regno Unito la vicenda continua ad alimentare non solo polemiche, ma anche proteste di piazza, scontri e interrogativi sull’operato della polizia. Il 23enne britannico di origini indiane e di fede sikh è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio del 18enne studente universitario, ucciso a Southampton il 3 dicembre scorso, ma a sconvolgere l’opinione pubblica non è solo il delitto, perché è emerso che nei minuti successivi all’aggressione, gli agenti arrivati sul posto credettero alla versione fornita dall’assassino, scambiato la vittima per l’aggressore, quindi l’arrestarono mentre stava morendo.
Secondo quanto ricostruito durante il processo alla Southampton Crown Court, Digwa raccontò ai poliziotti di essere stato vittima di un’aggressione razzista. Questa narrazione è stata definita dal giudice William Mousley in sentenza «convincente ma completamente falsa», precisando che influenzò le decisioni degli agenti intervenuti sulla scena.
Lunedì scorso Digwa è stato condannato all’ergastolo con un periodo minimo di detenzione di 21 anni prima di poter chiedere la libertà condizionale. Nella sentenza, il giudice Mousley ha sottolineato come l’imputato abbia mostrato «totale disprezzo» per la sorte di Henry Nowak. Tra le aggravanti sono state considerate non solo le coltellate inferte, ma anche i tentativi di depistaggio, le menzogne raccontate alla polizia, la registrazione video della sofferenza del ragazzo e il fatto di aver contribuito indirettamente alla decisione degli agenti di arrestare la vittima.
Lo stesso giudice ha però precisato che i poliziotti si trovarono a operare in condizioni estremamente concitate e sulla base di informazioni false fornite dall’assassino. Resta però aperta l’indagine dell’Independent Office for Police Conduct, l’organismo britannico che vigila sull’operato delle forze dell’ordine.
La ricostruzione dell’omicidio di Henry Nowak
Henry Nowak, 18 anni, era uno studente del primo anno di Economia e Finanza all’Università di Southampton. Quella sera stava rientrando nel suo alloggio dopo aver trascorso alcune ore con i compagni della squadra universitaria di calcio. Le immagini delle telecamere di sorveglianza e le ricostruzioni processuali mostrano un ragazzo lucido, con un tasso alcolemico inferiore al limite consentito per la guida.
L’incontro con Digwa avvenne casualmente lungo Belmont Road: Henry Nowak notò che l’uomo portava un grande pugnale cerimoniale sikh e iniziò a riprenderlo con il cellulare. Secondo la ricostruzione del giudice, Henry gli avrebbe chiesto con tono scherzoso se fosse «un cattivo uomo». Digwa rispose in maniera affermativa, gli sottrasse il telefono e da quel momento la situazione precipitò.
Il tribunale ritiene che sia nata una colluttazione durante la quale il turbante dell’aggressore potrebbe essere stato urtato o fatto cadere. A quel punto Digwa estrasse il pugnale e accoltellò il ragazzo più volte. La ferita mortale al torace recise una vena importante dietro la clavicola, causando un’emorragia interna devastante. Henry fu colpito anche alle gambe e all’inguine, ma anche il volto riportò una profonda lesione da lama.
Le bugie dell’assassino e il dramma davanti agli agenti
Dopo aver accoltellato Henry Nowak, Digwa non cercò di soccorrerlo, ignorò le sue richieste di aiuto e sostenne davanti ai presenti che non fosse stato accoltellato. Nel frattempo, il fratello Gurpreet e altri familiari raggiunsero il luogo dell’aggressione. Digwa raccontò loro di essere stato insultato con epiteti razzisti e riferì la stessa versione al numero d’emergenza. Secondo quanto accertato in tribunale, arrivò persino a chiedere alla madre di nascondere l’arma del delitto, poi ritrovata dagli investigatori nell’abitazione di famiglia. Per questo la donna è stata riconosciuta colpevole di favoreggiamento e sarà giudicata separatamente.
Quando gli agenti della Hampshire and Isle of Wight Police arrivarono sul posto trovarono Henry ferito, ma credettero inizialmente alla versione dell’assassino. Le bodycam diffuse dopo la sentenza mostrano il 18enne a terra che ripeteva più volte: «Sono stato accoltellato» e «Non riesco a respirare». Ma un poliziotto gli rispose: «Non credo proprio, amico».
Il ragazzo venne ammanettato e arrestato con il sospetto di aver commesso un’aggressione, solo dopo alcuni minuti gli agenti compresero la gravità delle sue condizioni e iniziarono le manovre di soccorso, ma ormai era troppo tardi. Henry Nowak venne dichiarato morto alle 00:37 del 4 dicembre.
La reazione della famiglia, la rivolta in UK
La diffusione delle immagini delle bodycam ha causato ulteriore indignazione: la famiglia del ragazzo ha accusato la polizia di aver sottoposto Henry a un trattamento «degradante e disumano». Il padre Mark Nowak, intervenendo dopo la sentenza, ha chiesto che venga fatta piena luce su quanto accaduto nei minuti successivi all’aggressione, ma allo stesso tempo, ha rivolto un appello affinché la tragedia non venga usata per alimentare odio, tensioni etniche o divisioni sociali. La Hampshire and Isle of Wight Police ha già presentato le sue scuse, uno degli agenti coinvolti nell’intervento si è dimesso, ma l’indagine disciplinare è comunque in corso.
Nigel Farage, leader di Reform UK, ha sostenuto che il caso Henry Nowak rappresenti la prova di una presunta «polizia a doppio standard» e di un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei cittadini bianchi. Alcuni gruppi dell’ultradestra hanno rilanciato sui social slogan come “White Lives Matter”, trasformando il caso in un simbolo della battaglia contro quello che definiscono “politically correct”.
Il primo ministro britannico Keir Starmer alla Camera dei Comuni ha definito «imperdonabile» l’invito alla rabbia lanciato dal leader di Reform UK, ribadendo che esistono interrogativi seri sul modo in cui le accuse di razzismo abbiano influenzato il comportamento iniziale degli agenti, ma al tempo stesso insistendo sulla necessità di attendere l’esito delle indagini senza alimentare ulteriori tensioni.
Intanto a Southampton si sono registrati disordini davanti a una stazione di polizia: secondo quanto riferito dalle autorità britanniche, centinaia di manifestanti hanno partecipato a una protesta inizialmente pacifica degenerata poi in scontri con il lancio di bottiglie, mattoni e razzi contro gli agenti; 11 poliziotti e un cane dell’unità cinofila sono rimasti feriti, invece almeno 2 persone sono state arrestate.
Fonte: IlSussidiario – Silvana Palazzo – 3 Giugno 2026
Fonte del video: QUI
COMMENTO
Henry Nowak è morto come muore una civiltà: abbandonato, ammanettato dalla polizia che non si fidava di lui né si curavano di lui, accusato di crimini d’odio che non aveva commesso. Il suo omicidio è tanto tragico quanto sconvolgente. Sarebbe ancora vivo, se le ultime generazioni di politici europei avessero tenuto testa alla politica dell’odio verso se stessi, e all’invasione di massa di migranti, molti dei quali disprezzano l’Occidente e le persone che lo amano. Ogni volta che una vita come quella di Nowak viene spezzata, la risposta appropriata – l’unica risposta, è la giusta indignazione.
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