Giampiero Mughini: «... vendo i miei libri per vivere... La tv? Non mi chiamano più, ma ci tornerei di corsa» - Italiador
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Giampiero Mughini: «… vendo i miei libri per vivere… La tv? Non mi chiamano più, ma ci tornerei di corsa»

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Lo scrittore e giornalista 84enne racconta che cosa l’ha spinto a mettere in vendita le preziose prime edizioni della Letteratura italiana del ‘900. «Da quando sono malato non mi chiamano più per lavorare in tv, ma c’è bisogno di quattrini per condurre una vita tranquilla»

Come sta? 
«Da un anno non sto molto bene, ho una strana malattia di cui non ricordo il nome, una malattia rarissima, che mi fa sentire costantemente molto stanco, e insomma certe cose posso farle, altre no», risponde Giampiero Mughini, 84 anni, scrittore, giornalista, opinionista e personaggio televisivo. Di tutto un po’, sempre con tanta passione e grande divertimento, ma tutto passato.

Risponde dalla sua casa museo, una villa a Monteverde Vecchio (ndr. Roma). Parla lentamente ma non ha perso un briciolo della sua verve e della sua ironia, di quel modo di sorridere con eleganza delle cose della vita. A Il Foglio ha raccontato che è costretto a vendere la sua collezione di libri perché ha bisogno di denaro.

Perché non la chiamano più in tv e non la fanno più lavorare? Si è dato una spiegazione?
«Sapendo della mia malattia non mi chiama più nessuno ma io sarei assolutamente in grado di andare ad un talk show. Non potrei più fare programmi come Il Grande fratello ma un talk show lo farei di corsa se mi chiamassero. Prenderei un taxi e ci salterei su. Amo la televisione, mi è sempre piaciuto farla».

E invece i suoi vecchi amici della tv non l’hanno più cercata. Un colpo al cuore? 
«Beh, non fa piacere sapere di aver lavorato per tanti anni con certa gente e questi adesso non si fanno più sentire, neppure una telefonata. L’eleganza è sparita».
 
Dice che si tratta di mancanza di eleganza? 
«Non dico di più perché non sarebbe elegante».

E adesso vende la sua preziosa biblioteca.
«Chiariamo, non è che non ho i soldi per mangiare, ma non ho risparmiato molto nella mia vita, ho speso sempre tutto quello che ho guadagnato perché ho comprato cose belle. Non ho soldi da parte e oggi i quattrini ci vogliono per continuare a condurre una vita tranquilla. Solo di luce arrivano bollette sui 1500 Euro».

La sua è una grande e bella casa, piena di oggetti d’arte, quadri e libri. Costosa da mantenere.
«Appunto. Ed ecco che torniamo ai libri: attraverso il libraio antiquario di Milano Pontremoli, ho deciso di vendere la mia collezione di prime edizioni del Novecento letterario italiano. Preziosa sì, vendo solo quella. Perché mi mancano 3 o 4 pezzi, per esempio la prima edizione del Pinocchio di Collodi che se pure riuscissi a trovarla oggi costerebbe tra i 40 e i 50 mila euro, e io non ce li ho quei soldi. Quindi non potrei finire la collezione».

Ha pensato allora che fosse meglio alienarla. Qualche quattrino in più, come dice lei, fa sempre comodo. Un altro colpo al cuore? 
«Piacere non mi fa. Ma non potrei completarla, non ho i soldi per comprare quei 3 o 4 pezzi che mancano. Così vendo la mia, che è giunta alla sua fine naturale. La vendo per denaro ovviamente, perché è venuto a mancare il 60 per cento delle mie entrate, ma anche perché è un percorso, un’esperienza, e rappresenta per me l’occasione di scrivere il mio ultimo libro».

L’ultimo libro?
«Illustrerò il catalogo delle opere che vendo. Nella mia vita ho scritto 37 libri e mezzo. Mezzo perché uno l’ho scritto a quattro mani. Il catalogo sarà il mio 38esimo e ultimo libro. Sa, sono vecchio ormai».

Ma appare ancora molto energico e ha chiaro ciò che vuole.
«Se mi metti tre tizi di 30 anni accanto me li mangio a colazione», ride.

E i diritti d’autore dei suoi libri? Non sono sufficienti?
«Io prendevo cospicui anticipi, ho preso anche 100 milioni di lire una volta. I diritti sono poca roba».

Ha una biblioteca immensa, quanto vale la collezione che venderà? 
«Ho tra i 20 e i 25 mila libri, una biblioteca da lavoro e una biblioteca da collezionista. Vendo solo la collezione, che contiene libri che costano dai 200 ai 40 mila euro. Ma non li vendo tutti, qualcuno raro uscirà da questa casa solo dopo di me. Non posso separarmi da Umberto Saba, per esempio, Trieste per me è una città particolare, ci ho scritto un libro».

Farà la felicità dei collezionisti anche senza Saba. Non vende altro dal suo «museo»?
«No. Ho raccolto tantissime belle cose, ceramiche, quadri, oggetti d’arte. Fotografie d’epoca. Restano qui».

Anche gli abiti? Sua moglie Michela raccontò che spendeva tutti i suoi soldi in vestiti.
Risatina ironica: «Ho anche dei bei vestiti. A Roma c’è il negozio di Massimo degli Effetti, lo citi, lui è morto, un personaggio incredibile. Entrare nella sua boutique era come entrare in una galleria d’arte».

Fonte: Corriere Roma – Mariolina Iossa – 28 Settembre 2025

COMMENTO

Giampiero Mughini (Catania, 16 Aprile 1941) è un giornalista, scrittore, opinionista e personaggio televisivo italiano.Già direttore responsabile del periodico Lotta Continua del movimento politico di estrema sinistra Lotta Continua, durante la campagna contro Luigi Calabresi, dagli anni novanta fu lanciato come ospite da Maurizio Mosca nel programma sportivo L’appello del martedì e ottenne poi la partecipazione fissa a Controcampo. [Omissis…]

Chissà perché, tutti i sinistroidi sparlano sempre di uguaglianza, proletariato, lotta di classe, ma amano i privilegi, la bella vita e soprattutto il denaro, esattamente l’opposto di ciò in cui apparentemente credono. Nel caso del “povero” Mughini, forse non ha ancora compreso che a 84 anni non si dovrebbe più lavorare e lasciare spazio ai giovani, ma evidentemente anche lui ama rimanere in primo piano, ricevere con poca fatica bei soldoni e lasciare da parte le sue ideologie. Così gira il mondo. Val. In.

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