Gaza, "Israele cancella le prove del genocidio: 10mln di tonnellate di macerie e resti umani frantumati o rimossi dall'Idf" - Italiador
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Gaza, “Israele cancella le prove del genocidio: 10mln di tonnellate di macerie e resti umani frantumati o rimossi dall’Idf”

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È in corso, nella Striscia di Gaza, un’operazione su larga scala da parte di Israele per cercare di cancellare sistematicamente le prove del genocidio commesso in quasi tre anni di sterminio del popolo palestinese. Per neutralizzare le prove, l’esercito sionista, insieme ad appaltatori civili israeliani, ha iniziato a rimuovere e frantumare le macerie di quartieri e infrastrutture dove l’Idf è accusata di aver commesso crimini come bombardamenti aerei, esecuzioni sommarie e uccisioni di civili disarmati. A denunciare quanto sta accadendo nell’indifferenza generale è l’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani, in un report dettagliato datato 3 Agosto 2026 e citato dall’Organizzazione Invicta Palestina.

Ciò che emerge è la politica di pulizia sistematica di tutto ciò che può essere usato per inchiodare il Governo sionista e comprovare la politica genocida messa in atto contro i Palestinesi dall’Ottobre 2023 ad oggi. La procedura, denuncia l’Osservatorio, consiste nello smaltire macerie sotto cui si trovano anche resti umani, e trasferirle al di fuori della Striscia di Gaza. Lungi dal tentativo di “sgomberare le strade dai massi” o di “preparare alla futura ricostruzione”, Israele sta agendo in aree chiuse e inaccessibili, sotto il suo esclusivo controllo, provvedendo anche a demolire gli edifici rimasti. Le macerie vengono quindi fatte sparire, o frantumandole o ricollocandole altrove, prima che Commissioni investigative internazionali, squadre forensi o specialisti in ordigni esplosivi facciano in tempo a esaminare i siti cercando prove, riesumando cadaveri e passando alla loro identificazione.

Sconcertanti i dati diffusi dall’Osservatorio: delle circa 68 milioni di tonnellate di macerie stimate a Gaza (numero purtroppo sottostimato, fermo allo scorso Aprile), oltre 10 milioni di tonnellate risultano essere state fatte sparire dai loro siti originali. Per fare ciò, nelle ultime settimane, si sarebbero messi a lavoro quasi 100 camion israeliani al giorno, mentre almeno 400 sono i macchinari adibiti a “scavo, demolizione, frantumazione e trasporto“, gestiti da aziende sioniste sottoposte a “protezione” militare.

Secondo quanto emerso, le macerie rimosse sarebbero portate o dentro Israele, o a sud della Cisgiordania occupata, in ogni caso all’interno di aree territoriali dove lo Stato sionista possa “ribadire” il suo controllo. Monitorare questo processo, così come i percorsi effettuati, risulta estremamente difficile, in mancanza di trasparenza e nell’impossibilità che strutture internazionali possano accedere a scopi d’indagine. Le operazioni israeliane, denuncia il report, avvengono su siti che “necessitano di un esame accurato e di indagini approfondite prima di qualsiasi intervento che possa alterarne o cancellarne le caratteristiche“.

I siti scelti da Israele non sono casuali: in alcuni casi si sospetta corrispondano a luoghi dove sorgono fosse comuni, o dove corpi non ancora identificati siano rimasti sotto case, ospedali, strutture pubbliche. Ciò che si profila all’orizzonte è il tentativo di cancellare anni di crimini esattamente come fecero i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, tentando di sbarazzarsi dei corpi o depistare indagini successive. Come scrive Invicta citando il report: “Questo danno non può essere riparato da fotografie aeree o testimonianze successive, poiché l’indagine sui crimini internazionali richiede anche prove tangibili che possano essere esaminate, confrontate e legalmente verificate“. Attualmente, sono di circa 8.500 palestinesi scomparsi i resti che i sionisti rischiano di “mescolare” alle macerie cancellandone l’identità e la storia. Non è solo violazione del diritto delle famiglie a risalire alla sorte dei familiari: è violazione di norme di ricerca, identificazione e sepoltura dei defunti.

Poi, un altro crimine rischia di aggiungersi: “La rimozione di macerie dalla Striscia di Gaza e il loro sfruttamento commerciale senza il consenso o l’indennizzo dei proprietari possono, a seconda delle circostanze e dell’intento del sequestro, costituire confisca o saccheggio illegale. Tali atti sono vietati dal Diritto Internazionale Umanitario, in particolare dall’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra e dalle relative disposizioni dello Statuto di Roma“. Tanto ad attori internazionali, quanto a media indipendenti e giornalisti, è stato arbitrariamente impedito da Israele l’accesso in aree considerate da Tel Aviv sotto “controllo” sionista. Tenendo lontano attori scomodi, Israele manomette e “inquina” le scene dei crimini puntando a “interferire con la raccolta delle prove“.

Fonte: IlGiornaled’Italia – 06 Agosto 2026

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