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Fine vita, sì del Veneto: la prima regione del centrodestra. Zaia: “Doveroso”

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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita n. 1 sulle “procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito” con relatore, la presidente della Quinta commissione consiliare Manuela Lanzarin (Lega-LV): nella votazione finale sono stati 32 i favorevoli, 14 i contrari e 5 gli astenuti. “È una giornata importante”, l’ha definita Alberto Stefani. Il governatore del Veneto ha poi parlato di una “discussione interna a questo consiglio regionale proficua”, ha “dimostrato che un’aula consiliare sa assumersi delle responsabilità e lo sa fare tenendo conto delle sensibilità, perché gli emendamenti tengono conto davvero della sensibilità anche delle forze politiche di centrodestra”. E ancora: “Credo che ogni provvedimento che si assume qui dentro sia importante, questo lo è in particolar modo perché è un tema che è stato tanto discusso che ha a che fare con discussioni di carattere etico”.

Come lui, anche Luca Zaia, suo predecessore: “L’approvazione della legge sul fine vita rappresenta un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale del Veneto – commenta l’attuale presidente del Consiglio regionale del Veneto -. È stata una discussione complessa e profonda, che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche. Oggi il Parlamento dei veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema”.

Personalmente, prosegue, “sono orgoglioso di una politica regionale che, su un tema così delicato, ha saputo mostrare il volto migliore delle istituzioni: ascoltare, approfondire, confrontarsi con serietà e, infine, assumersi fino in fondo la responsabilità di decidere e di indicare una strada”.

Fonte: LiberoQuotidiano – 2 Settembre 2026


COMMENTO
La legge sul fine vita approvata dal Consiglio regionale del Veneto riapre una domanda che va ben oltre la politica: che cosa significa davvero porre fine alla sofferenza?
Dal mio punto di vista, il suicidio assistito può interrompere il dolore, ma non necessariamente rappresenta una soluzione al problema nella sua dimensione più profonda.
Esiste infatti una prospettiva spirituale, quella della Legge del Karma, secondo cui ogni esperienza è effetto di cause precedentemente generate e ogni causa produce inevitabilmente una conseguenza.
Secondo questa visione, sottrarsi alla sofferenza attraverso la morte non significherebbe necessariamente risolverne la causa, ma soltanto interromperne temporaneamente la manifestazione.
Il dolore, dunque, potrebbe ripresentarsi in una successiva esistenza, secondo un principio di causa ed effetto che attraverserebbe più vite.
È una concezione spirituale che non può essere imposta né presentata come una verità scientificamente dimostrata.
Ma proprio per questo merita di essere conosciuta e considerata, soprattutto quando si affrontano decisioni irreversibili.
La libertà di scelta, infatti, dovrebbe accompagnarsi alla più ampia consapevolezza possibile delle diverse prospettive sull’esistenza e sulla morte.
Credere o non credere nella Legge del Karma resta una scelta personale; ciò che conta è sapere che questa visione esiste e interrogarsi sul suo significato.
Perché davanti alla sofferenza più estrema, prima di decidere se la morte sia davvero una soluzione, sarebbe doveroso chiederci se abbiamo compreso fino in fondo quale sia il problema che stiamo cercando di risolvere. Val. In.

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