La Flottiglia (ndr. Crociere), dopo l’indubbio successo mediatico, sta preparando il calendario invernale delle incursioni in acque illegalmente occupate. Appurato che per Gaza non trasportava viveri ma buone intenzioni (più che sfamare voleva contestare, navigando contro Israele in acque abitate da pesci palestinesi) l’itinerario consigliato per la prossima crociera è ormai presumibile, ma nondimeno la probabile accoglienza.
Stretto di Hormuz. È la prima tappa obbligata. L’Iran lo considera cosa propria, il resto del mondo lo considera acqua internazionale; la Guardia rivoluzionaria ha l’abitudine di accogliere i visitatori con arrembaggi dimostrativi e interrogatori cortesi e droni di accompagnamento. Il pacchetto “fermo per accertamenti” dura circa 48 ore e tuttavia è sconsigliato a cardiopatici, asmatici e 86enni che, come in Israele, siano intolleranti ad “acqua del rubinetto”, “cibo scarso” e cimici dei letti.
Golfo Persico. Gli Emirati e l’Iran litigano da mezzo secolo per tre isolette senza alberi (Abu Musa, Greater Tunb e Lesser Tunb) ma con molte bandiere. La flottiglia potrà assistere dal vivo a un abbordaggio iraniano: esperienze immersive, scambi di cortesie via megafono, foto di gruppo a bordo di motovedette armate. Sopravvivenza opzionale.
Mar Egeo. Si litiga per scogli, cielo, sabbia e per quanti metri si possa nuotare senza invadere nessuno. La Grecia vuole estendere le acque a 12 miglia. La flottiglia, giunta a metà strada, potrà godere della sensazione di essere contemporaneamente in Grecia e sotto tiro turco.
Mar Nero. Il turismo geopolitico entra nel vivo. Dopo l’annessione della Crimea, Mosca considera sue delle acque che l’Ucraina ritiene sue. La flottiglia probabilmente verrà salutata da un incrociatore russo con un messaggio vocale: “Allontanarsi immediatamente, per la vostra sicurezza”. Traduzione: “Allontanarsi”. Più raro “girate la prua” dopo colpo di arma da fuoco. Esperienza opzionale: finta collisione con motovedetta, utili giubbotti di salvataggio, inutili quelli antiproiettile.
Mar Cinese Meridionale. La Cina lo rivendica quasi tutto con la famosa “nine-dash line”, uno scarabocchio patriottico che sfiora le coste di mezzo Sud-est asiatico. Qui la flottiglia verrà circondata da pescherecci armati con laser e idranti marini. Riprese satellitari in 4K. Niente foto e smartphone formattati.
Mar Cinese Orientale. Le isole Senkaku/Diaoyu sono degli scogli disabitati e contesi tra Cina e Giappone, ma con certezza di un’accoglienza bilaterale con pattuglie che ordinano “uscite di qui” più radar che puntano e interrogazioni sulla destinazione. I cinesi sono un po’ meno gentili, e vantano ruspe marine che reclamano il fondale.
Artico. Gran finale sotto zero. Russia, Canada, Danimarca, Norvegia e Usa si contendono un fondale pieno di risorse e di pretese.
La Russia ha già piantato una bandiera al Polo Nord, quindi la flottiglia (con rompighiaccio possibilmente atomico, che non inquina) potrà depositare una copia della Convenzione sul diritto del mare. L’accoglienza prevista sarà silenzio radio, un rompighiaccio non atomico e, sulla banchisa, un orso bianco di destra.
Fonte: IlGiornale – Filippo Facci – 7 Ottobre 2025
COMMENTO
La Flotilla Pro Pal é stato l’ultimo tentativo, in ordine cronologico da parte dei comunisti e sinistroidi italiani, nel tentare di recuperare consensi, avendo ben chiaro lo spauracchio della scomparsa progressiva e definitiva dallo scenario politico italiano. A loro la Palestina e la loro gente NON interessa minimamente ma era un buon cavallo su cui puntare, per mettersi in contrapposizione del governo di centro destra, filo israeliano. Come abbiamo più volte affermato, la difesa del popolo palestinese, vittima del genocidio, NON é un’esclusiva della sinistra, ma una legittima posizione delle persone, tutte, sane di mente con un minimo di buon senso e rispetto della povera gente. A nostro avviso la Flottilla sembrava l’Armata Brancaleone, pezzenti allo sbando che hanno creato solo scompiglio sociale, rimpatriati a spese dei contibuenti italiani. Per noi un altro buco nell’acqua di alcuni poveri dementi. Val. In.
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