Osservando gli ultimi cinquant’anni della politica italiana, non posso fare a meno di constatare una lunga sequenza di occasioni perdute. I nostri politici hanno spesso privilegiato il consenso immediato rispetto alle riforme strutturali di cui il Paese aveva bisogno. Non hanno saputo modernizzare la pubblica amministrazione, semplificare la burocrazia, investire con continuità in scuola, ricerca e innovazione. Hanno lasciato crescere un debito pubblico enorme, scaricandone il peso sulle generazioni future. Non sono riusciti a costruire una strategia industriale duratura né a ridurre il divario tra Nord e Sud. Hanno tollerato sprechi, inefficienze e privilegi che hanno minato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Avrebbero dovuto puntare su meritocrazia, infrastrutture, produttività e competitività internazionale. Avrebbero dovuto garantire maggiore onestà politica e una visione di lungo periodo. Invece, troppo spesso, hanno governato inseguendo l’emergenza del momento. Il risultato è un Paese dalle straordinarie potenzialità che continua ancora oggi a rincorrere le opportunità che avrebbe potuto cogliere decenni fa. Val. In.
Cinquant’anni di occasioni perdute: il grande fallimento della politica italiana
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