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Allarme per la pasta italiana, rischia super-dazio al 107%

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AGI – Sulla pasta italiana potrebbe arrivare un mega dazio Usa del 107%, ma l’ambasciata del nostro Paese, fanno sapere fonti informate, è al lavoro per ottenere una sensibile riduzione. Se confermata infatti, l’imposizione di tariffe così elevati rischierebbe di limitare l’accesso al mercato statunitense per le aziende italiane interessate (secondo i dati del Dipartimento del Commercio l’export di pasta italiana negli Stati Uniti nel 2024 relativo alle categorie merceologiche oggetto di indagine si aggira intorno ai 500 milioni di dollari).

Il Dipartimento del Commercio americano ha accusato le aziende italiane del settore di dumping e imposto una tariffa del 91,74%, in aggiunta al 15% già in vigore, facendo salire l’imposizione complessiva a quasi il 107%: questa tariffa potrebbe entrare in vigore da gennaio 2026. Il Dipartimento del Commercio ha avviato già nel 1995 indagini antidumping e anti sussidio sulle importazioni di alcuni tipi di pasta provenienti dall’Italia. Entrambe le indagini si sono concluse con l’imposizione di dazi compensativi sulle esportazioni dall’Italia nel 1996, che sono tuttora in vigore e vengono rivisti di anno in anno. [Omissis…]

Ieri il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida in visita negli Usa ha affermato: “Negli Stati Uniti con l’ambasciatore Marco Peronaci facciamo il punto sulle azioni a tutela del nostro export. Seguiamo con attenzione i dossier legati alla presunta azione anti dumping che farebbe scattare un meccanismo iper protezionista verso i nostri produttori di pasta del quale non vediamo ne’ la necessita’ ne’ alcuna giustificazione”.

“Il Governo e i nostri diplomatici sono in contatto costante con gli uffici governativi statunitensi per affrontare questo e altri dossier – vino, pecorino romano, olio extravergine – utili a garantire rapporti commerciali floridi e sempre più proficui”, ha aggiunto Lollobrigida.

Coldiretti ha evidenziato che un dazio così pesante “sarebbe un colpo mortale per il Made in Italy: raddoppierebbe il costo di un primo piatto per le famiglie americane e aprirebbe un’autostrada ai prodotti ‘Italian sounding’, favorendo le imitazioni e penalizzando le nostre imprese”. “Nel 2024 – ha denunciato la Coldiretti – l’export di pasta Made in Italy negli Stati Uniti ha raggiunto un valore di 671 milioni di euro, un mercato strategico che verrebbe di fatto azzerato da un dazio di pari entita’, cancellando anni di crescita e investimenti lungo la filiera”. “E’ uno scenario che va scongiurato e è importante l’azione del Governo, con i Ministri Lollobrigida e Tajani, insieme all’Ice”, ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

Fonte: AGI – Ilaria Conti – 05 Ottobre 2025

COMMENTO
Dopo centinaia di anni di corruzione, arroganza, violenza ed altre amenità, assistiamo al tentativo di Trump di riportare l’America ai fasti di una volta, cercando di ripristinare presumibilmente: legalità, equilibrio e pulizia morale con la conseguente restituzione della Nazione al popolo, e se questo fosse vero, noi ne saremmo stra-felici. Tuttavia l’Italia non può rimanere nel tritacarne della “nuova america” e pagarne i costi, perchè meritiamo maggiore rispetto ed il mantenimento della nostra totale sovranità. Vogliamo la nostra reale LIBERTÀ, dopo oltre 70 anni di sudditanza militare, economica e politica. In fondo: SIAMO STATI, NOI ITALIANI, A SCOPRIRE L’AMERICA. NON È POCO e MERITIAMO BEN ALTRO. Il presupposto auspicato, dovrebbe essere ristabilire rapporti paritetici, sotto ogni punto di vista. Dovremmo rinegoziare ogni singolo aspetto delle relazioni bilaterali, tanto per iniziare. A nostro avviso, quì non parliamo di fare l’america nuovamente grande (Make America Great Again), dovremmo invece cogliere l’occasione per parlare di “MEGA” – Make Earth Great Again, ovvero risistemiamo questo povero pianeta Terra e diamo benessere diffuso a tutti i popoli, una volta per tutte.  PUNTO! Val. In.

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One comment

  1. Non possiamo farci niente. Noi siamo diventati una colonia, e come tutte le colonie, siamo fatti per pagare i tributi di chi ci governa.

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