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“Abbaiare non è reato”. Condominio perde in tribunale contro un allevamento

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Vittoria in Tribunale per i cani della Capitale: hanno il diritto di abbaiare liberamente, nonostante le proteste dei bipedi sensibili d’orecchio e poco amanti degli animali. I cani romani (e i loro padroni) possono festeggiare: un giudice ha respinto la protesta di un condominio, sceso sul piede di guerra per i rumori provenienti dalla vicina associazione sportiva che si occupa di addestramento di cani ma opera anche come «pensione diurna» per i simpatici quadrupedi.

Scenario della vicenda è la zona di Monte Mario Alto, in via Taverna. Lì, da anni, una struttura gestita dall’associazione sportiva «Happy dog» è invasa ogni giorno da numerosi cani: naturale il costante, vivace abbaiare delle bestie. Nel palazzo vicino, però, molte persone si lamentano con l’amministratore di condominio, il quale, per liberarsi dal «ringhiare» ossessivo dei propri condomini, ha una sola strada: rivolgersi al Tribunale e chiedere l’allontanamento dei cani. Come soluzione alternativa, però, prospetta il divieto di abbaiare prima delle 9 e tra le 13 e le 16, e dopo le 18, e l’obbligo di insonorizzazione della struttura.

L’amministratore mette sul tavolo il disagio subito, dal lunedì alla domenica, dalle famiglie che vivono nel palazzo: abbaiare continuo e prolungato dei cani, fin dalle 7 di mattina, talvolta anche prima, e che si protrae per circa undici ore; uso frequente di comandi vocali ad alta intensità, urla e turpiloquio da parte degli addestratori; odori di escrementi. Secondo l’amministratore, tutto ciò incide sul benessere psico-fisico delle persone, e, in particolare, di anziani, bambini e persone malate, e impedisce lo svolgimento di attività che richiedono concentrazione, come lo smart working. Per il giudice capitolino, però, i cani hanno tutto il diritto di abbaiare.

Nella vita quotidiana è necessaria una certa tolleranza, anche a fronte di un possibile disagio, tolleranza non mostrata minimamente dalle persone che vivono nel palazzo. Mentre alcuni agenti della Polizia Municipale di Roma hanno ispezionato la struttura sotto accusa e ne hanno evidenziato una certa «silenziosità», pur a fronte del naturale abbaiare dei cani. Impossibile, quindi, ritenere «punibili» i quadrupedi, non essendo stato superato il limite della normale tollerabilità richiesta a ogni persona che fa parte di una comunità. Gli uomini e le donne che vivono nel palazzo che confina con la struttura cinofila debbono ora farsene una ragione: i cani possono tranquillamente continuare ad abbaiare, poiché ci si trova, sancisce il giudice, di fronte a una «situazione di disturbo tollerabile».
Fonte: IlTempo – Attilio Ievolella – 12 Aprile 2026

COMMENTO

È una sentenza che lascia senza parole, quella emessa dal giudice che ha sancito il diritto dei cani della Capitale di abbaiare liberamente, nonostante le legittime lamentele dei residenti. Un giudizio che sembra completamente sordo alle esigenze dei cittadini, costretti a subire ogni giorno il frastuono di un numero sempre crescente di cani ospitati nel centro città. La decisione, che potrebbe sembrare un trionfo della “libertà canina”, dimostra però una preoccupante superficialità e mancanza di equilibrio, considerando che si parla di un’area densamente abitata. Il giudice, evidentemente poco attento alla realtà quotidiana delle persone che vivono in questi contesti, ha ignorato la vera fonte del disagio: un centro di addestramento che si trasforma in una pensione diurna, causando non solo rumori, ma anche una continua alterazione del quieto vivere. Non si può che rimanere perplessi di fronte a una giustizia che sembra più in sintonia con i diritti degli animali che con quelli dei cittadini, creando una divisione insostenibile tra chi ha il diritto di vivere in pace e chi decide di “insegnare” ai cani, senza pensare minimamente alle conseguenze per la comunità. Val. In.

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